Anna Mazzamauro al Teatro Martinitt #Inscena dal 19 ottobre al 5 novembre

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di Gaiaitalia.com, #Milano

 

 

Una star televisiva il cui show è il più popolare della tv dorme sonni tranquilli, ma non sa che stanno per farla fuori. Nessun vero delitto, ma la solita vecchia legge del più giovane. Al suo devoto assistente l’ingrato compito di comunicarle che la produzione ha deciso di chiudere il programma per lanciare una conduttrice più “fresca”. Specchio, specchio delle mie brame… Divina escogiterà un modo per restare la più bella del reame: pur di non sparire dallo schermo coinvolgerà un vecchio amante e accetterà la conduzione di una folle trasmissione di cucina. Tra pentole, casseruole e frullatori regnerà il caos cosmico…

“Divina” è una commedia di Jean Robert-Charrier, adattata da Anna Mazzamauro, diretta da Livio Galassi, con Anna Mazzamauro (Divina), Massimo Cimaglia (Jean Baptiste), Giorgia Guerra (Emilie), Michele Savoia (Jean Louis) e Lorenzo Venturini (Eros). Produzione E20inscena. Traduzione Giulia Serafini, Musiche Sasà Calabrese, Scene e Costumi Domenico Franchi, Abiti per Anna Mazzamauro Massimo Castagno.

Scritta originariamente per Amanda Lear, la nuova commedia in scena al Teatro Martinitt -in anteprima assoluta sulla piazza di Milano- sembra invece cucita a pennello addosso alla personalità forte, esplosiva e dirompente di Anna Mazzamauro, che incarna alla perfezione il titolo e interpreta magistralmente il copione, da lei stessa riadattato.  Una diva adulata nella vita, idolatrata in tv, abbagliata dai riflettori e dal successo, non vede l’insidia dietro l’angolo. Quando la tegola si abbatte su di lei, perde ancora di più il contatto con la realtà e si smarrisce nel desiderio di vendetta. Nella continua proiezione verso un ideale di donna che non interessa più, è stata incapace di vivere davvero. E persino quando sembra voler riprendere in mano la propria vita, quel suo essere-non-essere torna fuori, a scapito di tutto e tutti. Una commedia glamour che racconta la solitudine di chi si perde dietro un altro se stesso, lo squallore dietro i lustrini, la trappola dell’effimero, l’ineluttabilità del vero essere.





(9 ottobre 2017)

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