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Di migranti “ignoranti” e incolti e di dichiarazioni sindacali tanto più facili con la pancia piena

di Giancarlo Grassi #Milano twitter@gaiaitaliacomlo #Sala

 

La notizia delle non solo discutibili opportunistiche opinioni del sindaco di Milano Beppe Sala sul fenomeno migranti dall’Africa subsahariana ci hanno procurato le solite accuse di essere creatori di fake news da parte di alcune fanatiche della stupidità su un paio di gruppi Facebook, ma anche la possibilità di raccontarvi una storia che appare sul portale Migranti Torino e che va a braccetto con tante altre storie che abbiamo ascoltato con le nostre orecchie.

Il portale racconta la storia di Lucky, nome di fantasia, nigeriano che chiede l’elemosina fuori da un bar proprio sulla circonvallazione di Milano. L’uomo è nato nel 1982 nell’Edo State e dal 2006 al 2008 ha lavorato per la Delta Steel Company Ltd, un gigante degli affari citato spesso da Bloomberg nel settore acciai alle prese da anni con problemi finanziari e societari. Lucky lavorava lì nel settore “manutenzione pompe, compressori, turbine, sistemi di raffreddamento dell’aria e motori”. Dal 2008 al 2009 lavora come assistente per l’applicazione dei Sistemi di gestione integrata (HSE) proprio per conto di Naoc Nigeria: è la Nigerian Agip Oil Company, una delle joint venture di Eni nella nazione più popolosa d’Africa. Non proprio un ignorante incapace che non ha mai lavorato.

Scrive ancora il portale che Lucky si trova in Italia da ottobre 2016 con permesso di soggiorno valido, torna ad occuparsi di impianti per le raffinerie, manutenzione e riparazione, controllo e verifica della conformità e del rispetto delle norme sulla sicurezza sul posto di lavoro. Lo fa per la Warri Refining & Petrochemical Co.Ltd, costituitasi nel 1988 dalla fusione fra la raffineria Warri – la prima raffineria di proprietà del governo nigeriano nel 1978 – e gli impianti petrolchimici Ekpan. Dal 2012 al 2016 l’uomo che oggi ha il berretto in mano fuori da un bar di Milano si è occupato anche di sicurezza sul lavoro per la Cico Construction & Leasing Co.Ltd: costruzioni civili e servizi di ingegneria con 130 dipendenti e 5.5 milioni di dollari a bilancio per gli ex datori di lavoro di Andrew. Prima di venire in Italia per la disperazione di Beppe Sala e dei suoi elettori fanatici Lucky ha conseguito due (National Diploma, Higher National Diploma) in “ingegneria meccanica tecnologica” presso il Politecnico di Auchi, la seconda città dell’Edo State dopo Benin City, ha frequentato corsi di salute, sicurezza e ambiente e uno di pronto soccorso con certificato presso Saipem Nigeria. In Italia è dovuto ripartire dalla licenza media perché i suoi diplomi valgono meno della carta igienica, a causa di quei trattati che l’Europa ha stipulato con l’Africa e che dividono – proprio come delira Sala – gli esseri umani in gente di serie A e di serie B.

Il mio amico Ibrahim, nome di fantasia, è arrivato in Italia dal Togo nel 2006. Aveva due lauree: una in chimica e una in fisica che in Italia valgono molto meno dello straccio con il quale la donna delle pulizie pulisce la tastiera del computer che serve al sindaco di Milano per scrivere le sue inutilità su Facebook. Ha ricominciato da zero ripartendo dalla licenza media, oggi lavora in una coop di migranti. Parla sette lingue. Beppe Sala dovrebbe ricordarsi, fermi restando i meriti che indubbiamente avrà nella gestione di una città come Milano, che non si incontra tutti i giorni un Renzi qualsiasi che ci apre una porta.

In Nigeria, come in molti paesi africani ad “alto contenuto di petrolio” spadroneggia l’Eni (la Nigerian Agip Oil Company, ad esempio, è una delle sue joint venture) e l’economia del paese più popoloso d’Africa è direttamente collegato all’andamento dei prezzi del petrolio: se il barile è a 30 dollari in Nigeria non si mangia e la gente scappa e cerca di trovare da mangiare, poi si ritrova in Italia col cappello in mano fuori da un supermercato magari con la mafia nigeriana che gli chiede una percentuale.

Beppe Sala insieme agli amici che osannano il suo sodale di razzismo il Sig. ministro dell’Interno, dovrebbe saperlo e fare tesoro della fortuna di poter avere la pancia piena. Perché quando cambia il vento non si sa mai dove ci porta.

 




 

(26 ottobre 2018)

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