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A Cremona il trio Kanon in concerto, il 21 settembre

di Redazione #Cremona twitter@gaiaitaliacom #Musica

 

Il Trio Kanon (il nome, oltre ad avere assonanza con il Canone, è anche l’unione di due parole giapponesi: “Ka”, fiore e “On”, musica, quindi letteralmente “musica fiorente”) nasce nell’estate del 2012 dall’amicizia di tre musicisti che hanno deciso di condividere la loro passione per la musica da camera studiando sotto la guida del Trio di Parma (Alberto Miodini, Ivan Rabaglia, Enrico Bronzi), presso l’International Chamber Music Academy di Duino, fondata dal Trio di Trieste nel 1989. Lena ed Alessandro provengono da un percorso di studio comune presso la prestigiosa Accademia per strumenti ad arco W. Stauffer di Cremona, essendosi perfezionati, rispettivamente, con il Maestri Salvatore Accardo e Rocco Filippini; Diego invece ha completato la sua formazione diplomandosi in pianoforte con Maria Grazia Bellocchio e in musica da camera con Rocco Filippini presso l’Accademia S. Cecilia di Roma. Il Trio Kanon si è affermato a livello internazionale vincendo importanti premi in differenti nazioni.
Si è esibito in numerosi concerti: in Italia, in Inghilterra, Croazia, Austria, Norvegia, Cina, Stati Uniti e Giappone, riscuotendo ovunque successo di pubblico e di critica.
Antonio Stradivari, violoncello Stauffer, ex Cristiani 1700
Agli esordi del XVIII secolo Antonio Stradivari è un liutaio esperto e affermato con più di trent’anni di lavoro alle spalle, durante i quali aveva costruito chitarre, strumenti decorati, viole da gamba, liuti, pochette, arpe oltre, naturalmente numerosi violini, viole e violoncelli. Ad oggi si conoscono circa 25 violoncelli realizzati dal liutaio cremonese prima del 1700, strumenti di grande formato come il Mediceo, appartenuto alla corte del Gran Ducato di Toscana e attualmente conservato alla Galleria dell’Accademia di Firenze. Proprio nel 1700 Stradivari giunge alla decisione di ridurre le dimensioni dei suoi violoncelli, passaggio intermedio che lo condurrà a sviluppare in seguito il modello oggi identificato e conosciuto come “forma B”, utilizzato con ogni probabilità a partire dal 1707. La storia del nostro violoncello, ricostruita principalmente sulla base della documentazione dei fratelli Hill, appare non sempre chiara ma si illumina improvvisamente quando Lisa Cristiani, giovanissima violoncellista parigina, entra in possesso dello strumento e lega indissolubilmente il suo nome a Stradivari e alla storia del violoncello.

Da quel momento, quanto è avvenuto prima appare del tutto secondario. Lisa morirà nel 1853 a soli 26 anni, meteora nel panorama musicale del suo tempo: in pochi anni, con il suo straordinario violoncello affascina il pubblico delle sale da concerto e il compositore Felix Mendelssohn Bartholdy scrive per lei la Romanza senza parole op. 109. Dopo la sua morte, il violoncello resterà per lungo tempo in Francia, poi in Germania ed infine giungerà a Londra nel 1894 nelle disponibilità della ditta W. E. Hill and Sons, finché nel 1936 lo acquisterà Mr. Lewis Bruce.

Lo strumento, uno dei più begli esemplari dell’opera del grande Maestro, secondo l’opinione di Alfred Hill, passerà dalle mani della nipote di Mr. Bruce a quelle di Paolo Salvelli, presidente del Centro di Musicologia “Walter Stauffer”, per tornare nella città che lo aveva sentito suonare la prima volta.

 

Giuseppe Guarneri del Gesù, violino 1734 Stauffer
Figlio di Barbara Franchi e Giuseppe Guarneri, Bartolomeo Giuseppe nasce nel 1698, lo stesso anno della scomparsa del nonno Andrea, primo fra i liutai della famiglia. Certamente il giovane Bartolomeo Giuseppe frequenta la bottega aiutando il padre al banco di lavoro. Il suo nome compare per l’ultima volta nel censimento della famiglia nel 1722, anno del suo matrimonio con Caterina Rota; molti anni dopo, la moglie probabilmente lo aiuterà nella costruzione dei suoi ultimi strumenti. Per sei anni non si hanno notizie dei due sposi, ma nel 1728 il nome del liutaio cremonese ricompare negli atti notarili legati alla compravendita dell’Osteria dei Mori, che verrà ceduta solo un anno dopo l’acquisto.

La malattia del padre nel 1730 è, con ogni probabilità, la ragione di un riavvicinamento alla famiglia; il padre Giuseppe pare essere ricoverato in quegli anni e, a causa di una malattia a noi sconosciuta, non sarà più nelle condizioni di costruire interamente un violino. L’ultimo strumento conosciuto con l’etichetta “Giuseppe filius Andrea” è un violoncello del 1731: da quel momento in poi comparirà solo quella di Guarneri del Gesù, con un chiaro abbandono della prassi del tempo che imponeva di utilizzare sui cartigli il nome del capofamiglia fino al giorno della sua morte. Sulla stessa etichetta si può leggere il trigramma “IHS”, abbreviazione del nome greco di Gesù, a cui si deve lo storico appellativo di questo maestro cremonese che lega la sua fama all’Ottocento romantico e al virtuosismo di Nicolò Paganini. Il celebre violinista ebbe infatti come amico fedele il violino Cannone: lo strumento, costruito da Guarneri del Gesù nel 1743, fu lasciato per volontà testamentaria alla città di Genova. Le scelte stilistiche e costruttive che caratterizzano la produzione di Bartolomeo Giuseppe si allontanano non solo dal lavoro degli altri liutai cremonesi ma anche dalla lezione paterna. Dopo alcuni passaggi di proprietà, lo strumento venne suonato, dal 1972 al 1977, dal grande solista Pinchas Zucherman che lo utilizzò per la carriera concertistica e per numerose incisioni. Il violino fu acquistato dal Centro di Musicologia “Walter Stauffer” nel 1980.

 

Museo del Violino
Piazza Marconi 5, 26100 Cremona – Italy
Tel. (+39) 0372 080809
www.museodelviolino.org
 

 

(19 settembre 2019)

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