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Milano, per il Tribunale del Riesame: “Da audio chiaro che parte dei soldi erano destinati alla Lega per le Europee”

di Redazione #primairubli twitter@milanonewsgaia #maiconsalvini

 

Dunque per il Tribunale del Riesame di Milano emerge dai documenti sequestrati a Savoini, quello che Salvini non sapeva perché stava come stava né chi l’aveva invitato, “una situazione rappresentativa di una condotta riconducibile alla fattispecie di reato di corruzione internazionale” e motivano il “No” alla restituzione dei documenti sequestrati al presidente dell’associazione Italia-Russia che ha la sede dove ha la sede la Lega, ma che Salvini non conosce.

Lo scrive Repubblica in un articolo dedicato alla spinosa questione del #primairubli e agli italiani pensiamo poi, intitolato “Moscopoli, il Riesame su Savoini: “Da audio chiaro che parte dei soldi erano destinati alla Lega per le Europee”. Scrive il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sulle motivazioni al provvedimento con cui, nei giorni scorsi, il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di restituire a Gianluca Savoini, l’ex portavoce di Matteo Salvini, i documenti che gli erano stati sequestrati dalla Guardia di Finanza.  L’inchiesta è quella sui presunti fondi russi alla Lega  e tra le motivazione del “No” il Tribunale descrive lo “schema delle parti coinvolte nella trattativa considerata illecita, la possibilità di reiterare l’accordo nel tempo, l’importo da retrocedere dopo il pagamento della fornitura petrolifera, la necessità di agire rapidamente per l’avvicinarsi delle elezioni europee, l’utilità dell’accordo per entrambe le parti, la ripartizione dei compiti, la necessità di essere prudenti per non destare sospetti sul presunto ritorno illecito del denaro”. Una intenzione che emerge “in maniera ancora più nitida dalle parti della conversazione intrattenuta in inglese”.

La trattativa, scrive ancora Repubblica, non andata in porto, prevedeva “l’acquisto da parte di Eni spa di ingenti quantitativi di prodotti petroliferi (250.000 tonnellate al mese per tre anni) venduti dalla società di stato russa Rosneft, prevedendo che una percentuale del 4% del prezzo pagato da Eni sarebbe stato retrocesso per finanziare la campagna elettorale per le elezioni europee del partito politico Lega, mentre una  percentuale del prezzo pagato da Eni – tra il 2% e il 6% – sarebbe stata corrisposta tramite intermediari e studi legali a pubblici ufficiali dell’azienda di Stato Rosneft”. Per approfondire ulteriormente ecco il link al quotidiano con l’articolo completo.

Ricorderete la vicenda che vide l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini negare di conoscere Savoini, che sedeva con lui allo stesso tavolo con gli oligarchi russi ed alcuni suoi collaboratori così come non sapeva che Savoini era stato invitato dal suo consigliere D’Amico, consigliere di Salvini, alla cena cosa che venne rivelata con una nota stampa ufficiale, una vera polpetta avvelenata, da Palazzo Chigi. La Lega ed il partito Nuova Russia di Putin hanno firmato un accordo di collaborazione che impegna il Carroccio a dare informazioni ai putiniani sulla politica italiana. E viceversa.

Il resto sarà attualità.

 

 

(5 ottobre 2019)

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