Al Pio Albergo Trivulzio di Milano si indaga su 70 anziani morti. Anche il Ministero inizia a muoversi

di Isabella Spagni #Milano twitter@milanonewsgaia #Cronaca

 

Tra gli ultimi dati relativi a un calo dei contagi e le prime indiscrezioni riguardo alle intenzioni di cominciare a pensare a quella che sarà la “fase due” – ossia, la convivenza con il virus affiancata a gradualissime riaperture – non è passato, tuttavia, sotto silenzio quanto accaduto al noto Pio Albergo Trivulzio. La struttura milanese – negli annali della recente storia italiana legata ai primi fatti di Tangentopoli – negli ultimi giorni si trova al centro di uno scandalo: si indaga, infatti, su 70 anziani morti tra gli oltre 1300 ricoverati.

Ma, soprattutto, il polo geriatrico milanese avrebbe occultato la diffusione del virus Covid-19 per tutto il mese di marzo all’interno dei suoi reparti, e quindi i fatti relativi al contagio diffusosi tra pazienti ed operatori sanitari.

Davvero sconcertante quanto venuto alla luce: anziani morti “solo” di bronchiti e polmoniti stagionali, nonostante l’evidenza dei sintomi; un professore, Luigi Bergamaschini, tra i geriatri più qualificati di Milano, esonerato il 3 marzo perché avrebbe autorizzato l’utilizzo di mascherine chirurgiche al suo personale; pazienti non più trasferiti al pronto soccorso, dove avrebbero ricevuto le cure necessarie, ma lasciati morire nei loro letti. Inoltre, nessun tampone effettuato.

Un numero di morti decisamente sopra alla media, e solo in nove decessi, come attestato nei bollettini ufficiali, sarebbe riscontrabile il Covid-19 come concausa. Una gestione dell’emergenza incompente e “sconsiderata” quella portata alla luce da Gad Lerner su Repubblica, in particolare attraverso le parole del delegato Cgil della Rsu (residenze sanitarie assistenziali), Pietro La Grassa, e del professore Bergamaschini.

Proprio dopo la pubblicazione dell’articolo il 4 aprile, le istituzioni si sono fatte avanti con cautela. Il viceministro alla Sanità, Pierpaolo Sileri, ha annunciato che “Sul Trivulzio ho aperto una pratica interna, attendo una valutazione dei Nas e una risposta da parte della Regione Lombardia. Voglio anche consultarmi con il ministro Speranza, credo che un’ispezione sia utile”. Risposte si attendono anche dalle autorità milanesi. Così il procuratore aggiunto di Milano, Tiziana Siciliano:

Abbiamo vari fascicoli aperti sulle case di riposo, compreso il Trivulzio, e la don Gnocchi, la Casa famiglia ad Affori, la Sacra famiglia di Cesano Boscone, la Casa di riposo del Corvetto. Nascono da denunce di parenti, congiunti, da soggetti estranei che hanno appreso di situazioni. L’intero sesto dipartimento della Procura sta lavorando sulle varie segnalazioni.

Si esige, quindi, maggiore chiarezza dal Pat riguardo ai comportamenti tenuti nel mese di marzo. L’8 marzo la Regione Lombardia aveva affidato al Pat il compito di fare da centrale unica delle dismissioni dei pazienti Covid. Ovvero, al Pat cercano quale, tra le varie strutture, possa ospitare la “quarantena” di chi, uscendo dalle terapie intensive, è ancora “positivo”. Tuttavia le contestazioni dei parenti, che ad un certo punto non hanno avuto più la possibilità di sapere che cosa accade ai loro cari dentro alle mura della struttura, faranno poi emergere tutt’altra situazione.

A seguito dello scandalo emerso negli ultimi giorni, il Pat si è “difeso” attraverso una nota ufficiale, diffusa nella sera del 5 aprile, insieme con una diffida a Repubblica, sostenendo la “normalità” della situazione attuale:

il dato del primo trimestre 2020, che tiene conto anche dei decessi di ospiti trasferiti ai Pronto Soccorsi, è in linea con i decessi avvenuti al Pat nel corrispondente trimestre 2019 (170 contro 165), mentre nello stesso periodo sono risultati 15 contro 13 alla RSA Principessa Jolanda. Nel mese di marzo 2020 al PAT sono risultati 18 decessi in più rispetto al corrispondente mese del 2019. Una situazione che non si configura come strage nascosta ma conferma che al Pat non vi sia una situazione fuori controllo.

Tuttavia altri dati, e altre immagini, definiscono una situazione più drammatica. Come riporta Repubblica, per la prima volta a causa degli obitori pieni, le bare sono state collocate nella chiesa. Altri numeri non ufficiali, legati ai reparti delle strutture milanesi e al Trivulzio, saranno vagliati dalla magistratura milanese. Nella struttura di cui è direttore sanitario il dottor Pier Luigi Rossi, il reparto riabilitativo Pio XI (isolato) conta quattro decessi più due malati terminali. Il reparto Barnovano registra un decesso; c’è il reparto riabilitativo Sant’Andrea (isolato) con quattro decessi e due terminali; il Reparto Primo intervento geriatrico (isolato, e probabilmente da questi corridoi è partito il contagio) con quattro decessi e un medico infettato; il reparto di pneumologia con vari morti, ma non si sa il numero preciso a oggi.

Nell’edificio del Trivulzio ci sono alcune Rsa: l’Rsa Fornari, con i cronici a pagamento, conta sei decessi più un ricovero per Covid; l’Rsa Bezzi, con dodici decessi; l’Rsa Schiaffinati, con otto decessi e sei malati critici. Si sommano i nove decessi al Principessa Jolanda e alla struttura di Merate Frisia altri trentacinque decessi. La somma supera gli ottanta.

Il rapporto tra Regione Lombardia e Rsa sarà quindi da chiarire; così, infine, il procuratore aggiunto Siciliano: “Le indagini si stanno concentrando sulle posizioni documentali, per ora, ma stiamo seguendo tutte le varie situazioni connesse alle Rsa”.

 

 

(6 aprile 2020)

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