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“PD succube del grillismo”, difficile dare torto a Giorgio Gori

di Daniele Santi #Lopinione twitter@milanonewsgaia #PD

 

Se Nicola Zingaretti lascia passare senza dire “muh” una notizia come quella della domotica al ministero dell’Interno che costrebebbe tredici milioni di euro del recovery Fund forse c’è proprio qualcosa che non va. Non nella testa di Zingaretti, non in quella del grillismo da strada, ma proprio nella percezione di ciò che è giusto fare o non fare, in politica.

Così tocca dare un’occhiata da un’altra parte e cercare, dentro questo calderone insopportabile in cui a tossire sono solo le pulci, una via sensata per uscire dal cul de sac rappresentato dal grillismo rampante di Luigi Di Maio, feroce ambizione e nessun costrutto e l’appoggiarsi zingarettiano sul nulla che è il grillismo in attesa di un miracolo. Siccome al contrario dei dittatori e dei cialtroni il miracolo non arriva quando lo vedi arrivare, forse sarebbe utile aprirsi alle idee altre, prima che il PD autoimploda sulle ceneri della disintegrata sinistra della quale ritiene, a torto, di essere ancora portatore.

Giorgio Gori, in una intervista a Il Riformista, dice che il PD al governo “ha consentito di ricucire il rapporto con l’Europa: una cosa fondamentale, da cui nasce anche l’opportunità del Recovery Fund. Ma troppi sono stati nel frattempo i cedimenti alla logica del Movimento 5 Stelle, che non perde occasione per ribadire la sua natura populista. Io confido in una maggiore determinazione del Partito Democratico per affermare la propria agenda di governo, e non subire quella di Crimi e Di Maio“.

Un uomo all’opposizione di questo governo, e non membro di peso di uno dei partiti che lo sostiene, non avrebbe potuto dirlo meglio. Ora toccherà, nel post elezioni e post referendum che ci aspetta, cosa Zingaretti penserà di fare per rilanciare la proposta politica di un governo che poggia, pericolosamente, sul traballante nulla del partito di maggioranza relativa alle ultime elezioni e sulle inesistenti proposte del capo politico: quel Vito Crimi che sembra contare quanto conterei io in un conclave.

Tocca citare ancora Giorgio Gori: “(..) Quota 100 non è stata cancellata, il reddito di cittadinanza non è stato corretto nelle sue storture (…) abbiamo accettato di abolire lo scudo penale (…) i decreti sicurezza sono ancora lì. Non abbiamo varato lo ius soli (…) abbiamo accettato gravi violazioni allo stato di diritto, come l’abolizione della prescrizione e le intercettazioni a strascico (…) l’ultima cosa è questo Sì al taglio dei parlamentari che contraddice tutto quello che avevamo detto fino a poco prima (…) un documento dei deputati Pd” del “maggio 2019. Dicevano esattamente quello che dicono oggi i sostenitori del No”.

Con tante congratulazione a Zingaretti.

 

(21 settembre 2020)

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