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Giorni e immagini indelebili: trent’anni dopo la “diaspora” in Italia, che cosa è cambiato. La testimonianza di Vasenka Rangu del Centro Albanese di Milano

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di Valerio Esposti, #Milano

Sullo sfondo, le immagini sconvolgenti di due navi mercantili, la Tirana e la Lirija, stipate all’inverosimile: centinaia di uomini e donne ammassati ovunque, a prua come a poppa. Aggrappati a qualsiasi cosa, per non cadere in mare. Aggrappati soprattutto al desiderio di iniziare una nuova vita, in Italia.

Nel nostro Paese non si era mai visto nulla di simile. L’inizio di un esodo che avveniva trent’anni fa: in meno di ventiquattr’ore ben 25 mila albanesi sbarcavano a Brindisi. Il 7 marzo del 1991, una data spartiacque nella storia dell’immigrazione in Italia. Nei giorni seguenti, altre imbarcazioni, scafi e pescherecci approdarono sulle coste pugliesi.

Immagini ormai sbiadite, lontane dai nostri giorni. Vivono ancora intensamente, invece, nel cuore di un intero popolo: quegli eventi toccarono quasi ogni famiglia albanese.

Dopo tre decenni, qual è il bilancio che si può trarre? Vasenka Rangu (Leka), dottore in Legge presso lo Studio Legale Preti di Milano, attivista nell’ambito della diplomazia pubblica dirige nel capoluogo lombardo il Centro Albanese, una delle realtà più attive della diaspora albanese in Italia e in Europa. Si è trasferita in Italia nel 2002.

Spiega: “I profughi albanesi scappavano dalla miseria causata dal regime comunista più feroce dell’ex blocco sovietico. I primi sbarcarono nella città di Brindisi, che rispose con straordinaria generositàQuelle immagini racchiudono trent’anni di storia: furono centinaia di migliaia le donne e gli uomini albanesi arrivati in Italia alla ricerca di una vita migliore. Si lasciarono alle spalle case, famiglie e affetti della terra natia e impegnarono a fondo per costruire una nuova vita, lavorando spesso nei settori più duri dell’economia, dai campi agricoli ai cantieri edili, dalle fabbriche ai servizi alla persona. Chi aveva ha portato con sé i figli piccoli; per tanti altri, i figli sono venuti al mondo proprio in Italia. Oggi possono affermare con piacere che il loro progetto, complessivamente e al costo di tanti sacrifici, è riuscito.

Vasenka sottolinea ciò che ha rappresentato quell’esodo, quali sono le implicazioni odierne: “quella albanese, infatti, non è solo una delle comunità straniere più numerose, ma anche una delle meglio inserite, un vero e proprio caso di ‘best practice’ di integrazione a livello europeo. Il principale motivo di orgoglio delle famiglie albanesi sono i figli, nati in Italia o arrivati qui da piccoli. Oggi circa190 mila ragazze e ragazzi sono iscritti alle scuole e alle università italiane. Il numero più alto tra tutte le comunità non comunitarie. In migliaia hanno completato con successo gli studi diventando, grazie anche al sostegno dei genitori: medici, ingegneri, avvocati, apportando così un contributo significativo all’arricchimento del capitale umano in Italia.” L’organismo che rappresenta ha tra i suoi obiettivi la promozione delle materie del diritto dell’immigrazione, la diffusione in Italia della conoscenza dell’Albania e della sua cultura. Senza dimenticare altre finalità: promuovere lo sviluppo delle relazioni culturali, sociali ed economiche tra Italia e Albania, favorire l’inserimento della comunità albanese nel tessuto sociale con particolare attenzione al tema delle cosiddette ‘seconde generazioni’ per promuovere il mantenimento dei legami con la cultura e la lingua del paese di origine.

Non a caso evidenzia un altro aspetto: “gli albanesi sono anche una comunità che fa impresa e crea lavoro: sono circa 32 mila le aziende con titolare o socio albanese che contribuiscono in modo significativo alla crescita economica italiana, alla creazione del Pil e al sostegno del sistema previdenziale nazionale. Albanesi residenti in Italia sono circa 600 mila, quasi 200 mila ormai hanno fatto il loro percorso d’integrazione e hanno ottenuto la cittadinanza italiana diventando attori e protagonisti anche nella vita politica, attiva e passiva, del paese”. Volge inoltre l’attenzione sugli aspetti che riguardano le relazioni tra i due Paesi: “di grande rilevanza è anche il contributo culturale per la diffusione della lingua e per l’adozione dei modelli di consumo italiani in Albania; entrambi fattori che aumentano le opportunità e il valore aggiunto per le imprese italiane nel paese albanese, contribuendo a mantenere l’Italia primo partner commerciale ed economico. Importante è anche il contributo della diaspora albanese nello sviluppo economico e sociale dell’Albania. Le rimesse degli immigrati albanesi in Italia, nell’ordine di diverse centinaia di milioni di euro ogni anno, costituiscono una delle principali fonti di finanziamento dell’economia del Paese d’origine e un’importante fattore di crescita e stabilità. Una presenza importante per le sue caratteristiche quantitative e qualitative che costituisce un formidabile collegamento tra i due Paesi, catalizzando la creazione ed il rafforzamento dei rapporti di collaborazione in ambito culturale, sociale ed economico.” Il suo è un ringraziamento reale, non di circostanza: “Grazie Brindisi, grazie Italia!”.

 

(13 marzo 2021)

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