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Riforma sanitaria della Lombardia, la “medicina” pare essere sempre la stessa

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di Massimo Mastruzzo

Sono già oltre settemila le firme raccolte a due giorni dal lancio della petizione al ministro della Salute affinché blocchi la riforma sanitaria della Lombardia, approvata alla fine di novembre del 2021 dal consiglio regionale. La petizione è stata promossa da Medicina Democratica e dal Coordinamento lombardo per il diritto alla salute.

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La riforma sanitaria lombarda – approvata lo scorso 30 novembre – adesso potrebbe tornare in Aula. Il motivo? I rilievi – oltre 15 – che il ministero della Salute ha fatto la scorsa settimana al testo licenziato dalla giunta Fontana dopo tre settimane e centinaia di ore di discussione al Pirellone.

Secondo Marco Caldiroli e Angelo Barbato del coordinamento lombardo per la salute “il modello proposto, penalizza gravemente le fasce più deboli della popolazione i redditi più bassi”. Secondo il coordinamento, la legge Moratti-Fontana si pone contro i principi della riforma sanitaria nazionale del 1978, improntata all’uguaglianza e all’universalità. La riforma del centrodestra lombardo, in particolare, avrebbe, un “approccio ‘ospedalicentrico’ e sbilanciato a favore delle strutture private”.

Dopo le palesi inadeguatezze del sistema ospedalo-centrico ereditato da Formigoni e Maroni evidenziate dalla pandemia, la medicina territoriale appare ancora con problemi irrisolti. E con i privati che ne escono ancora vincitori visto che ora avranno la possibilità di gestire anche case della comunità e ospedali di comunità.

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Secondo Vittorio Agnoletto, medico e membro del direttivo di Medicina democratica, è un sovvertimento dei principi su cui si dovrebbe basare il servizio sanitario: “Sul territorio è essenziale la prevenzione e più si previene più si riesce a risparmiare a livello di fiscalità pubblica. Il privato invece è poco interessato alla prevenzione, perché fa profitti su terapie e cure”. Con un’ulteriore conseguenza “Le case della comunità saranno il primo punto di contatto per le persone con il servizio sanitario. Se le fai gestire a un privato che alle spalle ha tutta la filiera sanitaria, è probabile che il paziente verrà indirizzato per eventuali visite ed esami di approfondimento al privato stesso, piuttosto che al pubblico”.

 

(12 febbraio 2022)

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