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Pride, una festa orgogliosa con 300mila partecipanti

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di Marinella Zetti

Più di 300 mila persone hanno partecipato sabato 24 al Pride di Milano. Colorate e orgogliose perché il Pride è Lotta, soprattutto in questo periodo in cui i diritti conquistati sono sotto attacco, in particolare quelli delle famiglie arcobaleno. Chi ci governa ha dimenticato che l’articolo 3 della Costituzione sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini e che lo Stato dovrebbe “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Al contrario, a più di 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla promulgazione della Costituzione Italiana, la comunità LGBTQIA+ italiana deve ancora ribadire con forza una richiesta elementare e chiara: pari diritti, tutele e benefici garantiti a tutti gli altri cittadini. E i “milanesi” lo hanno capito perché molti di loro erano al fianco della Comunità LGBTQIA+ durante la sfilata. La parata è importante ma è solo l’atto finale, la conclusione della Pride Week in cui vengono proposti innumerevoli incontri ed eventi.

In particolare, desidero sottolineare l’impegno dei volontari di Milano Check Point e di ASA-Associazione Solidarietà AIDS che giovedì 22 e venerdì 23 giugno, dalle 18 alle 23, in Largo Bellintani hanno somministrato test HIV/sifilide gratuito e anonimo eseguito da medici e operatori qualificati. ASA, Milano Checkpoint e Silicone APS hanno sfilato con un carro che aveva come tema conduttore l’abbattimento dello stigma per le persone che vivono con HIV attraverso la conoscenza dell’equazione U=U (Undetectable Equals Untrasmittable), vale a dire che se la viremia non è rilevabile è impossibile trasmettere il virus.
Per tutta la durata della parata i volontari delle associazioni hanno distribuito alla cittadinanza il materiale informativo per U=U e per la vaccinazione MPOX o “vaiolo delle scimmie”.

Ma torniamo alla sfilata. Dopo tanti Pride, ancora mi commuovo a vedere la marea di persone che camminano sotto il sole seguendo la musica diffusa dai carri. Molti ballano, altri si abbracciano, alcuni guardano stupiti, increduli che ogni anno ci siano più partecipanti. Dallo scorso anno il percorso è cambiato, è più lungo per far spazio al corteo e perché Porta Venezia non riusciva ad accoglierci, non ci stavamo. Adesso la conclusione è all’Arco della Pace con tanti interventi e musica. Anche in questo caso desidero evidenziare l’intervento di Nicoletta Frattini, vice presidente di ASA, che in tre minuti è riuscita a presentare in anteprima la campagna sull’evidenza scientifica U=U, realizzata da sei associazioni (Milano Check Point, ASA, Anlaids, Lila e NPS), che sarà diffusa sui canali sociali dal prossimo settembre.

foto: Marinella Zetti

E infine perché il Pride e perché a giugno? Per celebrare i Moti di Stonewall avvenuti nella notte fra il 27 e il 28 giugno 1969, quando la polizia irruppe nello Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village, un quartiere del distretto di Manhattan a New York, e la donna transessuale Sylvia Rivera, per protestare gettò una bottiglia contro un poliziotto. “Stonewall” viene considerato simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo.

Una curiosità: nel 2019, la parata di New York che celebrava il 50º anniversario dei moti di Stonewall è risultata essere il pride più numeroso di sempre, con cinque milioni di partecipanti nella sola Manhattan.

 

 

(26 giugno 2023)

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