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E ora parlateci di Attilio Fontana che scarica le responsabilità sui collaboratori

di Giancarlo Grassi #Milano twitter@milanonewsgaia #Politica

 

La paura è una brutta bestia. Assai peggiore dell’invidia. Assai meno controllabile. E Attilio Fontana che scarica le responsabilità di qua e di là, sembra avere paura; ci riferiamo alla tristissima e sempre più orribile vicenda del Pio Albrgo Trivulzio, rispetto alla quale dopo l’ispezione ministeriale ne saltano fuori di nuove tutti i giorni. E non sono buone nuove per nessuno. Men che meno per Fontana.

Le conclusioni che la sottosegretario Zampa anticipò a Radio Capital nei giorni scorsi non erano gradevoli: “Violate le norme per il contenimento del Coronavirus” dicevano. Nel frattempo Fontana, su probabile consiglio dell’infallibile Tribuno Segretario, lanciata la ripartenza della Lombardia, la famosa ripartenza delle “4 D” che dovevano essere cinque, perché andava aggiunta la “D di Demenziali” e si preparava ad un 4 maggio di riaperture e via andare perché questi che governano col calice in mano, come se fossero ad una perenne festa pagata coi soldi pubblici, di epidemie di ritorno, di seconde ondate, non hanno mai sentito parlare. E dire che basterebbe ripercorrere la storia della peste a Milano, non la peste leghista, quella dei secoli scorsi, dalla quale si guariva. Loro vogliono riaprire in nome dell’economia e nel frattempo a Bruxelles votano contro le misure economiche a sostegno dell’Italia, perché prima gli Italiani.

Insomma secondo gli ispettori, scrive Repubblica, “Non si può sottacere una certa inerzia sia dei vertici dell’Agenzia di tutela della salute sia del Pio Albergo Trivulzio che, pur consapevoli della fragilità dei pazienti e della necessità di proteggere loro e gli operatori sanitari, si sono attivati con considerevole ritardo”, insomma i vertici del Pio Albergo Trivulzio – vertici che non abbiamo nominato noi – sapevano, ma non hanno fatto niente. Lo dicono gli espettori del Ministero.

Attilio Fontana comincia la distribuzione delle colpe. Del resto come si risponde a ciò che viene percepito come un atto d’accusa se non accusando gli altri? E così umano, da sembrare quasi disumano. Anzi, leghista.

Gli operatori dal canto loro parlano “niente mascherine e pazienti non isolati” mentre, nel loro delirio di riapertura e dopo avere costruito un ospedale in Fiera che è un deserto, nessuno dal Pirellone dice che in Lombardia il numero dei morti non cala: 243 nelle ultime ventiquattr’ore. Non hanno tempo, alla Lega, per dire come sono le cose. Devono delegittimare tutto ciò che fa il governo centrale. E anche Zaia, che fino ad oggi aveva saggiamente parlato poco, propone una riapertura “anche subito”. Anzi, dice di “allentare le regole” anche subito.
Del resto per Attilio Fonatana le colpe sono dei suoi tecnici. Scrive infatti Affaritaliani.it della seguente dichiarazione di Fontana: “L’Ats è responsabile: si e’ recata sul posto e ha valutato se ci fossero le condizioni” (…) “sono pochissime le case di riposo che avevano le condizioni e hanno accettato”.

L’orrore è appena cominciato e sarà tutto da scoperchiare. Comincino a lavorare i Tribunali.

 

(18 aprile 2020)

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