L’Italia che vota con la pancia ha già trovato un nuovo eroe da seguire (“ne usciremo migliori” è già stato detto?)…

di Redazione #Lopinione twitter@milanonewsgaia #Milano

 

La buona notizia, e speriamo che sia buona, è che l’Italia può ripartire. Speriamo contro ogni speranza, che riparta anche bene e in sicurezza reale. La cattiva notizia è invece che l’Italia, o meglio, che certa Italia irragionevole che vota con la pancia e che pensa che tutto sia vero fuorché ciò che è vero sul serio ha trovato un nuovo eroe, un nuovo condottiero, un nuovo vate, un nuovo tribuno.

L’uomo, in primo piano nella foto, è il Generale Pappalardo, che ha condotto ieri l’irragionevole ammucchiata in piazza Duomo a Milano mentre i suoi accoliti arancioni concorrevano alla destabilizzazione del destabilizzato in diversi luoghi d’Italia in manifestazioni  che dovevano prevedere il rispetto delle norme di sicurezza. Ma si sa come ragionano le mandrie imbufalite. A cazzo. Proprio come certi cervelli.

Sono già partite le querele, sono già partite le denunce alle procure; sono già partite le solite cose che partono dopo perché in questo paese tutto si fa dopo. Ci si accorge dopo, ci si sveglia dopo, si prendono provvedimenti dopo. L’unica cosa che si fa prima, e quasi sempre senza avere capito niente di ciò che si dirà, è parlare a vanvera. Stanno lì a dimostrarlo i numerosissimi tweet d’insulti rivolti a Beppe Sala dopo che questi, con un post sul suo profilo, aveva dichiarato d’avere informato la Procura della mancata distanza di sicurezza tra i manifestanti.

Domanda prevalente: “Parli adesso? Non potevi pensarci prima di autorizzare la manifestazione?”; peccato che, a proposito di parlare troppo e a vanvera, le autorizzazioni alle manifestazioni pubbliche sono disciplinate in questo modo. E sì. Anche a Milano. Non lo diciamo noi, sta scritto nell’art. 17 della Costituzione e gli articoli da 18 a 24 del T.U.L.P.S. e da 19 a 28 del REGOLAMENTO DI ESECUZIONE del TULPS. Dunque per quanto Beppe Sala vi stia antipatico, e non è uno col quale andrei a cena tutte le sere, lui con le autorizzazioni non c’entra niente.

C’entra invece molto quell’infiammarsi irresponsabile di una sempre troppo ampia fascia di cittadini che vota senza pensare poi se la prende con chi ha votato senza pensare; il Generale Pappalardo che, stando alle dichiarazioni biascicate a gridate – e soprattutto insensate – dei partecipanti all’ammucchiata della mandria arancione, è diventato per quel popolino il nuovo Tribuno che grida più forte degli altri, il nuovo giustiziere di chi ha creduto a Grillo, poi a Salvini, poi a Giorgia Meloni: quel popolino ha trovato un nuovo dio. Un dio che è pronto a tutto pur di ritagliarsi il suo spazio nell’agone politico, possibilmente a qualsiasi – o quasi – costo.

Un capopopolo già aizzatore di folle prima con il movimento dei Forconi, poi con la rivolta dei Tir e oggi con i Gilet arancioni. Già sottosegretario alle Finanze nel primo governo tecnico della storia della repubblica, nominato da Carlo Azeglio Ciampi, si vide revocato l’incarico per una faccenduola da nulla: una condanna ad otto mesi per diffamazione ai danni del Comandante generale dell’Arma. Cosa che al fumantino Pappalardo non dev’essere ancora andata giù.

Solo così si spiega il frenetico formare di formazioni politiche differenti e di tentativi abortiti di essere eletto di qua o di là. Fino alle manifestazioni contro tutti coinvolgendo tutti. O almeno tutti quelli che cascano nel semplice programma da popolino: “ridare il potere al popolo sovrano”. Cioè al loro capo. Lui. Pappalardo.

 

(31 maggio 2020)

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