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Accusava il fisco per la chiusura della sua azienda, ma aveva nascosto i soldi in Svizzera

di G.G.

 

 

Quando il fisco ti tartassa, ti tartassa. Così che devi informare i giornali, gli operai, eleggerti a vittima designata di uno Stato che ti vessa e ti succhia il sangue in modo che tutti sappiano. Poi le Forze dell’Ordine scoprono che ti sei messo da parte 71 milioni di euro: in Svizzera, che trovandoti a Como è proprio dietro l’angolo.

Novanta persone rimasero senza lavoro dalla sera alla mattina, più o meno, a causa della vessazioni dello stato sull’imponibile (che lo dice la parola stessa)…



Quindi, non si sa come, le indagini vanno in un’altra direzione e scoprono che il brav’uomo distrutto dalle tasse potrebbe essersi intascato 71 milioni di euro, stoccati in Svizzera, alla faccia della maglieria che gestiva per amore delle 90 persone che lavoravano per lui. Una vittima del fisco assassino. I titolari eletti a simbolo delle vessazioni di Equitalia (che aveva precisato di non avere “decretato il fallimento della ditta”). I cittadini schierati contro un fisco inumano e privo di scrupoli.

Poi arriva la voluntary disclosure e l’ex propritario della maglieria, son bizzarri questi magliai, riporta in Italia qualcosina come 71 milioni di euro che fino all’anno scorso, scrive La Provincia di Como, se ne stavano tranquilli e felici sui conti correnti svizzeri della vittima del fisco assassino. Ne sarebbero bastati poco più della metà, di quei 71, per salvare la ditta, i posti di lavoro di 90 operai e anche la faccia della proprietà e di chi si era schierato contro Equitalia la Feroce. Le indagini proseguono, quaranta di quei milioni sono sotto sequestro ed il voluntary discloser non si sente molto bene.

Ecco di che pasta sono fatti gli episodi sui quali costruisce consensi la viscida destra antistato.





(23 luglio 2017)

 

 

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