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“L’esclusa” No show – tirannia dialettica della visibilità. Allo Spazio Amy d Arte di Milano

di Redazione #Milano twitter@gaiaitaliacomlo #Arte

 

 

Cosa significa rifiuto per l’escluso?

Che forze entrano in campo?

Che tipo di consapevolezza e reattività?

La negatività del rifiuto può diventare cifra economica?

 

La grande ESCLUSA, l’ARTE, si nega allo show.

Nella società del positivo, in cui le cose, divenute nient’altro che merci, devono essere esposte per esistere, il loro valore culturale svanisce a vantaggio del valore espositivo.

Il valore di esposizione si fonda unicamente sul fatto di produrre interesse [….]. La società esposta è una società pornografica, ogni soggetto è l’oggetto pubblicitario di se stesso. Tutto è rivolto all’esterno, svelato, denudato, svestito ed esposto, ridotto a un prodotto “votato, nudo, senza segreto, al divoramento immediato” (Jean Baudrillard).

Solo la messa in scena espositiva genera valore: ogni sviluppo autonomo delle cose è abbandonato. L’obbligo di esposizione porta all’alienazione della COSA.

L’imperativo dell’esposizione conduce a un’assolutizzazione del visibile e dell’esteriore. L’invisibile non esiste, perché non produce alcun valore di esposizione, alcun interesse.

Nel 1998 Gérard Wajcman identifica l’oggetto-chiave del secolo con l’assenza, oggetto simbolico con-figurato per sottrazione, vera fabbrica di distruzione di massa e di conseguente produzione di assenza.

Anche l’arte diventa il risarcimento di un’attesa che non approda a nessuna visita, una maniera di giocare il doppio ruolo di ospite, parlando ad alta voce e contemporaneamente tacendo per fondare il miraggio di un incontro. Umoristicamente l’artista si mette all’opera seguendo il nuovo adagio che chi cerca non trova. In tal modo egli si procura e nello stesso tempo pratica l’allontanamento da ogni incontro, la riduzione del reale al puro ingombro, al meccanico movimento dell’aprire e chiudere la porta. Aprendo e chiudendo, la porta dell’attimo.

Tutto questo vaverso la costruzione di situazioni inedite che vogliono sovvertire le relazioni ordinarie producendo stupore e forte carica emozionale sui pubblici. Un esempio fra tutti Christian Boltanski, che posizionò nel sottosuolo la sua opera in modo che i visitatori non vi potessero accedere, ma potessero vederla soltanto attraverso una vetrata.

Il progetto espositivo l’ESCLUSA si divide in due parti:

  • la prima presenta l’azione performativa della negazione all’esibizione (no Arte, no show);
  • la seconda riscrive e reintroduce l’Arte, la reale ESCLUSA, decidendo dialetticamente come, quando e per chi mettersi in mostra.

Una scelta iconoclasta radicale,a favore del negato e del rimosso, tangibile nella sua concreta astrattezza. In cui artisti, pubblici e specialisti  sono gli attori del grande gioco dell’arte contemporanea.

Pietro Gaglianò, nel suo Memento. L’ossessione del visibile, propone esempi di artisti, collettivi, progetti ed opere d’arte che hanno saputo offrire scorci trasversali, prospettive altre e forme alternative di elaborazione di idee ,alla massificazione culturale che regna imperversando in ogni campo [….] di ottimizzare la fruizione del pubblico, di capire come,dove agire e cosa proporre.

Lo ”spazio sovrano“ viene rivendicato, ottenuto, circoscritto e protetto.

Il confine divina ed evoca, la differenza fra l’ammesso e il respinto, l’incluso e l’escluso.[…..] la sua unica modalità esistenziale è l’incessante attività di separazione. Non c’è da stupirsi se il  confine trasuda ansia e tende i nervi. Tutti i confini generano ambivalenza, ma questo è eccezionalmente produttivo,qualsiasi riproduzione del reale passi necessariamente attraverso questo filtro e, dunque, quanto siano pretestuose l’esattezza e l’obiettività porta allo scoperto le trame dei comportamenti collettivi come espressione di gerarchie di valori insiti nella struttura sociale.

L’attenzione sociologica è strettamente connessa ai problemi relativi alla messa in scena acuendo il senso di sospensione temporale verso una vera asincronia.

L’analisi etnografica delle reazioni spontanee dei pubblici, permetterà di studiare oltre ai contenuti delle reazioni e del rigetto , anche la forma di queste ultime.

“Posare lo sguardo”, si dice. Deporlo, aggiungo, è un gesto di rispetto, non di rimpianto. Implica una decisione: abbandonare il punto di vista sopraelevato.

 





 

(20 giugno 2018)

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