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Come fa il Sindaco Sala a sognare un dialogo con il M5S?

di G.G. #Lopinione twitter@gaiaitaliacomlo #Politica

 

Mentre il PD si abortisce gettando alle ortiche un progetto politico nato sotto altri auspici, e senza fare i conti con Massimo D’Alema – ingenuità imperdonabile – ecco che il Sindaco di Milano Beppe Sala antirenziano la cui candidatura fu caldeggiata proprio da Renzi, pensate un po’, il giorno successivo all’investitura di Milano come città più vivibile d’Italia come , dice di “sognare un dialogo con il M5S”.

Lo ha fatto a Piazza Pulita, su La7, televisione che al M5S guarda con un certo riguardo, diciamo, e che è rea di avere sdoganato il peggiore giornalismo degli ultimi decenni. Al buon Formigli il Sindaco Beppe Sala ha detto “…Non è che possiamo dimenticarci di essere in un proporzionale e quando all’interno del PD si fa arrivare un qualche anatema a chi dice parliamo con il Movimento 5 Stelle lo mandassero anche a me. Bisogna dialogare”.

Beppe Sala non ha proprio scoperto l’acqua calda. In politica si dialoga con tutti. Ma una cosa è dialogare e una cosa è calarsi le braghe. Una cosa è l’evitare anatemi un’altra è cercare il dialogo dal “sistema” con una forza antisistema; una cosa è parlare da forza di centrosinistra un’altra invece genuflettersi di fronte al peggior fascismo che l’Italia abbia visto dal dopoguerra in poi.

Sala è certamente un ottimo amministratore. Non vuol dire che capisca di politica. E ci viene un dubbio dato dall’antica questione che è un po’ il morbo della sinistra italiana; è quella sindrome incurabile che fa pensare ai partiti della sinistra e agli uomini della sinistra che siccome loro sono al governo, o andranno al governo, o partecipano ad una coalizione di governo, le cose andranno bene.

A-u-t-o-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e.

Nell’autonarrazione della sinistra essere di sinistra fa che tutto automaticamente vada per il verso giustoErgo se la sinistra, il PD in questo caso, cercasse un dialogo con il M5S e a questo dialogo dovessero seguire risultati concreti o magari una coalizione di governo, la sinistra taumaturgica, con i suoi influssi benefici, monderebbe le anime degli incapaci a 5Stelle e ne uscirebbe un governo indimenticabile.

Governi indimenticabili ne ha fatti due Berlusconi, e ce ne sono in questo giorno a Roma, Torino e Livorno. Diremmo che possa bastare.

Sta forse Beppe Sala pensando ad un partito di cui sarà il leader e quindi sonda il terreno? Non sappiamo. Né ci interessa. Ci interessa capire come mai le tensioni dentro il PD sembrano ridursi all’antirenzismo ed al dialogo rifiutato con il M5S, due questioni che sarebbero le cause di tutti i mali attuali d’Italia, quando i mali del PD sono più vecchi, più profondi e – soprattutto – di quelli che non si possono dire avendo a che fare con i patrimoni dell’ex PCI e dell’ex Margherita.

 





(19 dicembre 2018)

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