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Il Sindaco di Gallarate accusa un tunisino di avere incendiato un’auto. Ma il tunisino era la vittima. Indimenticabile

di Daniele Santi #Lopinione twitter@milanonewsgaia #NoRazzismo

 

Ne suicida più la penna che la spada. L’autolesionismo del leghista da post che segue il leader nel suo suicidio da social, non ha fine. Gli autogol del Matteo del Papeethe non convincono i suoi sodali di partito, e sostenitori di razzismo bieco, ignorante ed ingiustificato, che puntare il dito a seconda del mal di pancia porta a ridursi a mal partito. Scusate la battuta.

Così il buon Sindaco ha scritto di pancia, gran brutta roba i mal di pancia, un post dove accusava un tunisino “di sessantanni che si annoiava” di avere incendiato un’automobile, ma disgraziatamente per il Sindaco frettoloso il tunisino sessantenne era la vittima essendo l’automobile stata bruciata da un Italiano squilibrato.

Il post del Sindaco della Tolleranza scivolava sulla morale da pulpito leghista: “In un mondo giusto questo signore”, il tunisino, cioè la vittima, “dovrebbe ripagare l’auto e poi essere riaccompagnato a calcioni nel suo paese d’origine”. Equivarrebbe a dire che in un paese normale un partito che sottrae 49 milioni di euro allo Stato può permettersi di restituirli in comode rate e in 79 anni, cosa che a nessun cittadino normale sarebbe permessa? Del resto l’onestà deve partire dall’alto…

Il post rimane online 6 minuti e scatena un putiferio. E il Sindaco leghista di Gallarate cosa fa? Decide di scriverne un altro, peggiore del primo, che riesce ad intitolare “Errare è umano e perseverare è diabolico”, come se il post incriminato lo avesse scritto qualcun altro.

Scuse al tunisino? Nessuna. Lo sprezzante post si conclude con un “ad maiora” che ci si augura riferito al suo augusto governo locale.

 

(18 agosto 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 


 

 




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