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I fatti nostri a casa nostra, o del “prima i leghisti”

foto: ANSA/ALESSANDRO SCARPA

di Giancarlo Grassi #Maiconsalvini twitter@milanonewsgaia #Maiconlalega

 

E’ dei giorni scorsi la notizia secondo la quale un ex consigliere leghista di Brescia, sarebbe indagato e agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere, aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla frode fiscale, insieme ad altre venti persone, anche se la rete delinquenziale potrebbe essere composta da un centinaio di persone. L’ex consigliere leghista, in carica fino al 2013, si era poi ricandidato con Fratelli d’Italia nel 2018 senza essere eletto.

Ci si ritrova così nuovamente a commentare la sgradevole attitudine al “prima i leghisti” mascherata da “prima gli Italiani” che il partito di Salvini sembra praticare con un’allegria che rasenta l’impudenza e una tendenza della sempre più estrema destra italiana ad accogliere, riteniamo inconsapevolmente e senza sceglierli appositamente, ogni tipo di candidato in nome del voto e della poltrona senza approfondirne a sufficienza la conoscenza, gli obbiettivi, l’affidabilità.

Del resto quando si passa il tempo a gridare accuse dalle piazze contro gli avversari, screditando da ex ministro degli Interni il proprio paese anche con i quotidiani stranieri, poi non si ha il tempo di controllare cosa succede nelle proprie fila e tra coloro che si accolgono all’interno della fin troppo generosa famiglia leghista sempre più allargata, per convenienza più che per amore della famiglia.

Tra gli indagati ci sarebbero imprenditori, avvocati e un monsignore di Matera che avrebbe cercato di aprire un conto allo Ior (Istituto per le opere di religione) dove versare gli 80 milioni di euro guadagnati dall’organizzazione.

Ecco così servito un altro possibile scandalo leghista a suon di milioni di euro, dopo i famosi 49 milioni da rendersi in 79 anni, dopo i presunti finanziamenti russi rispetto ai quali Salvini sempre rifiutò si riferire in Parlamento, anche solo per chiarire che quei finanziamenti non sono mai esistiti, così come fa finta che non esista l’accordo della Lega con il partito di Putin, privilegiando le grida e le piazze per coprire anziché la chiarezza per scoprire.

 

E’ uno stile che sembra piacere gli Italiani che, inspiegabilmente affascinati, continuano a tributare possibili ovazioni elettorali al partito salvinista.
Certo, nei sondaggi. Poi come l’Emilia-Romagna dimostra, nelle urne le cose vanno in modo differente. Una pessima faccenda.

 

(6 marzo 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 





 

 

 

 

 

 




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