Una poltrona per tanti. I 10 motivi dell’intergruppo al Senato PD-M5S-LeU #Ilvenerdìpolitico

di Luca Venneri, #Ilvenerdìpolitico

Oggi analizziamo i 10 motivi per cui è nato l’intergruppo al Senato tra PD, M5S e LEU. Dobbiamo prima toglierci ogni dubbio. Le notizie che si susseguono in queste ore sono molteplici. Questo intergruppo ha un significato politico preciso.


Vediamo insieme possibili 10 motivi.

1. MOTIVO TATTICO. I contraenti sentono la necessità di avere una sola voce forte e coordinata sulle iniziative del governissimo Draghi e poter determinare in Senato azioni coordinate, per cui più forti.

2. MOTIVO STRATEGICO. È un intergruppo che può essere letto come una ‘prova di alleanza stabile’ per verificare se si possono unire le forze, riuscendo a produrre dei risultati effettivi.

3. VERIFICARE LE REAZIONI DELLA BASE. Di certo un coordinamento di questo tipo ha anche lo scopo di testare sulle singole basi le reazioni e capire la digeribilità, dai vari attivisti, a una possibile alleanza.

4. I MOTIVI DI LEU. Liberi e Uguali, o almeno quello ne che rimane, può verificare le condizioni del possibile rientro nel Partito Democratico dato che, dopo la scissione di Italia Viva, non esistono più i motivi ostativi al rientro.

5. I MOTIVI DEL M5S. I cinque stelle hanno motivo a consolidare l’alleanza a sinistra per tentare di contenere i dissidi interni generati dall’alleanza larga al Governo Draghi.

6. I MOTIVI DEL PD. Il Partito Democratico continua nella sua linea ‘zingarettina’ del tentare di unire. Futura, Milano Progressista di Pisapia e via discorrendo sono esempi di questo intenso lavoro. Anche il dialogo con le Sardine va in questo senso, quello di cercare di unire, internamente o esternamente, varie anime per un obiettivo comune.

7. SPINGERE RENZI FUORI DAL CENTRO-SINISTRA. Le vicende che hanno generato la caduta del Governo Conte II sono sufficienti per esplicitare un’esclusione nei fatti di Italia Viva, riposizionandola a forza verso il centro e offrendo a tutti i sostenitori un segnale chiaro: loro non faranno parte della prossima coalizione elettorale.

8. GOVERNARE I DISSIDI ESTERNI. Offrire un’ipotesi di alleanza ha lo scopo di controllo e governo dei processi esterni. Molti a sinistra e centro- sinistra non vedono bene il Governo Draghi; offrire un’ipotesi di alternativa e di dialettica su una diversa ricomposizione del quadro a sinistra offre la possibilità di lavorare anche sulle persone che sono scettiche, a vario titolo, rispetto al neonato Governo.

9. NON SI PUO’ GOVERNARE DA SOLI. La consapevolezza che da soli non andrebbero avanti e non potrebbero offrire alcuna possibilità alternativa al panzer di centro-destra, ormai consolidato da tempo.

10. TROVARE UN’IDEA DI PAESE. Il commissariamento Draghi offre del tempo ai partiti per riorganizzarsi e tentare di ricostruire un’idea di paese che possa convincere (prima di tutto i partiti prima ancora dei partiti).

Dietro a tutti questi motivi c’è anche l’ombra, ingombrante ma popolare, di Giuseppe Conte che può essere spesa molto bene come federatore di questa unione. Forse, con un po’ di cattiveria, si può ipotizzare anche una certa paura nei confronti della possibilità di un partito Conte. Offrire, in tal senso, una coalizione nelle mani dell’ex premier potrebbe farlo desistere da questa ipotesi.

Questi sono i 10 motivi che spingono verso l’intergruppo e una possibile alleanza PD, M5S e LEU. Fatemi sapere cosa ne pensate e se credete che ne esistano altri.

 

(19 febbraio 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 




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