Allo Stallo #ilvenerdìpolitico

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di Luca Venneri, #ilvenerdìpolitico

La politica non riesce più a trovare soluzioni. Indagare i motivi di questo empasse non è una cosa semplice e bisognerebbe cercare di fare chiarezza nell’intricato meccanismo che da vita all’offerta politica odierna. Tentiamo di fare chiarezza.

In questi ultimi mesi – giusto per essere profondamente sinceri – abbiamo assistito al commissariamento della politica ad opera del professore Mario Draghi. In altre parole la politica non riesce più a costruire un consenso intorno a sé e con gli altri partiti per reggere in autonomia un governo. Oltre che a questa incapacità c’è un altro fattore da rilevare: questo è il governo di “quasi tutti” – eccezion fatta per Fratelli d’Italia.
È il governo di tutto e il suo contrario che produce, come effetto, che tutti sono uguali o simili tra loro, fino al punto tale che posso coesistere all’interno dello stesso schieramento.

Siamo all’appiattimento della politica, dei suoi valori e delle diverse linee di azione e visioni del mondo.

A tutto questo si possono aggiungere le parole di Tajani – Forza Italia – il quale ingenuamente, riferendosi al candidato sindaco di Roma, ammette che qualora non si riuscisse a trovare un candidato civico allora si sceglierebbe un politico. Ecco fatto! Oggi la politica vive di civici perché non riesce più a essere se stessa o perché, in quell’essere quello che è, sa benissimo di non riuscire a convincere il cittadino.

I cittadini ormai sono persi perché nel commissariamento e nell’appiattimento ideologico non trovano più i punti di riferimento politici. La politica d’altro canto gode in questo qualunquismo ideologico perché riescono a essere dei partiti piglia tutto.

Il punto se vogliamo è un po’ questo. È un movimento circolare. La politica viene commissariata. La politica si piega al compromesso sporco – come direbbe Margalit – nello stare nella grande coalizione per bene del paese e i singoli partiti vedono e giocano sul fatto che ormai c’è un far west ideologico dove possono prendere tutti i voti più uno – potenzialmente.

C’è, tuttavia, un tema di fondo che prude in questo giochetto di star bene a tutti. Il gioco è quello che perdi gli elementi essenziali della politica: dare una visione del paese e governarne le complessità. La politica dovrebbe oggi essere esempio di onestà, impegno e sacrificio mentre sembra sempre che alle istanze del popolo non c’è guida ne voglia di trovare nuove soluzioni. Perché, in quelle soluzioni, oggi non c’è nessuno che ci pensa o forse vorrebbe pensarci o, ancor più, non si vede l’ombra delle capacità politiche che servirebbero e che, inesorabilmente, non ci sono.

Italo Svevo una volta scrisse: “è un modo comodo di vivere quello di credersi grandi di grandezze latenti”. Questa è la politica che nella sua presunzione di essere ormai non è più da tanto tempo.

Come tutte, tutte le volte in politica noi, comuni cittadini, siamo chiamati alla scelta: exit, voice e loyalty. In altre parole o diventiamo voce nuova o usciamo dalla politica (astensionismo) o rimaniamo fedeli al vecchio sistema. Non so voi, io sceglierò sempre la voce. La voce come espressione del pensiero, della voglia e delle capacità di pensare a nuove forme di politica.

Nuove forme per integrare partecipazione, sapere, coscienza, storia e capacità per un bene comune. Ogni altra prospettiva finirebbe per far vincere i soliti e non si cambierebbe nulla.

 

(28 maggio 2021)

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