25 novembre: tra ritornelli pedanti, doppi e falsi la violenza sulle donne si perpetra a suon di “l’amavo troppo”

di Valerio Esposti, #ilvenerdìpolitico

Il numero di femminicidi in Italia è in costante aumento: +8% rispetto allo scorso anno. Numeri terribili, che dovrebbero far riflettere; ma il condizionale è d’obbligo, visto il trend per nulla incoraggiante. Dal 1 gennaio al 21 novembre sono stati commessi 263 omicidi, con 109 vittime donne, di cui 93 uccise in ambito familiare/affettivo: il report pubblicato dal Viminale non lascia scampo a interpretazioni.

Di pari passo, a crescere è un’abitudine non meno odiosa: quella delle lacrime da coccodrillo “pentito”. Ma in realtà, né affranto né ravveduto. Quante volte dopo un femminicidio ascoltiamo frasi di circostanza come “non volevo che mi lasciasse” accanto a improbabili “la amavo alla follia, non potevo stare senza di lei” o “non sopportavo l’idea di non rivederla più” condite magari da richieste di perdono alla famiglia di lei. Dichiarazioni posticce, create ad hoc per qualche titolo di giornale da avvocati spregiudicati alla ricerca di qualche sconto di pena o improbabile clemenza dell’opinione pubblica: raramente manca il patetico “il mio cliente è distrutto, non riesce più a mangiare e dormire”.

Sono ritornelli pedanti, intrisi di doppiezza e falsità. La verità è che così facendo, la violenza prosegue anche dopo i fatti, sia che si tratti di un’aggressione, violenza grave, omicidio. È il linguaggio postumo a confermare l’intenzionalità di chi si è macchiato di queste infamie, a squarciare il velo di ipocrisia che come un’ombra copre la realtà.

L’assalitore o l’assassino le aveva promesso “amore e rispetto”. Poi lei lo ha lasciato, semplicemente perché non più innamorata oppure perché non sopportava più le sue angherie; o spinta dalla ritrovata forza che l’ha indotta a ribellarsi nei confronti di un essere che le faceva di tutto, tranne che darle amore e rispetto.

La violenza troppo spesso ha le chiavi di casa: il più delle volte si tratta di compagni, mariti, fidanzati. Oppure “ex” nelle rispettive categorie. Che cosa spinge un uomo a picchiare, violentare o persino uccidere? Tutto fuorché l’amore. Sono concetti incompatibili, per natura non possono stare nella stessa frase.
Perché il 25 novembre non sia solo una data simbolo, sii uomo tutto l’anno.

 

(25 novembre 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 



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