Troppi vantaggi per gli allevamenti intensivi, l’UE blocca la PAC italiana

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di Massimo Mastruzzo*

Avevo già scritto di come Forza e peso politico ed economico di un territorio non sono anche garanzia di legalità. A quanto pare forza e potere economico non sono da meno, anzi,oltre a fare del male al proprio territorio, per ovvia insostenibilità ambientale, che diventa autolesionismo per la salute pubblica del territorio stesso, incuranti (o ignoranti) dell’opportunità di crescita che una sana e intelligente interdipendenza potrebbe offrire all’intero Paese, preferiscono affogare nell’avido egoismo economico, piuttosto che avere un’idea lungimirante di un sistema paese che viri verso la crescita omogenea auspicata, e incentivata con il PNRR, anche da Bruxelles

L’UE, oltre alle maggiori associazioni ambientaliste, se n’è accorta.

L’Unione europea rimprovera al governo italiano due elementi:

  • una distribuzione iniqua dei sussidi, che favorirebbero i “soliti noti” dell’agroindustria, in particolare le aziende zootecniche della Pianura padana, lasciando indietro le aree già svantaggiate del Sud Italia e, in generale, le zone agricole più isolate;
  • una scarsa ambizione sul piano della tutela ambientale, che è uno dei pilastri della nuova Pac, che integra il patto sull’ambiente noto come Green deal.

Questi i passaggi chiave della lettera che Bruxelles ha spedito al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli

Il Piano, così com’è, non è sufficiente” sottolineando: “In particolare, in assenza di target quantificati per gli indicatori di risultato, non è possibile valutare l’adeguatezza e il livello di ambizione della logica di intervento proposta per ogni specifico obiettivo“.

È probabile che il piano proposto non contribuisca in modo sufficiente ed efficace a questo obiettivo generale”, scrive l’esecutivo europeo, “in particolare per quanto riguarda l’acqua, l’aria, i nutrienti e la biodiversità nei terreni agricoli e nelle foreste, nonché la riduzione delle emissioni”. Si chiede inoltre di apportare “miglioramenti significativi

Tenuto conto anche dei criteri per i pagamenti accoppiati, che riguardano specifici settori, le cifre più elevate dei sussidi finirebbero ancora una volta a finanziare i grandi appezzamenti agricoli, spesso caratterizzati da monocolture, come pure gli allevamenti intensivi, tipici del comparto zootecnico della Pianura padana, in particolare della Lombardia e dell’Emilia Romagna.

Così come sul piano ambientale emerge che gli obiettivi per gli indicatori di risultato non sono quantificati e diversi interventi sembrano mostrare continuità con il passato in termini di progettazione e budget.

In sostanza, Bruxelles rimprovera all’Italia una sorta di “copia e incolla” dai documenti delle passate programmazioni della Pac.

La Commissione europea ha praticamente confermato nelle sue osservazioni, molti dei punti critici già evidenziati, nelle osservazioni al Piano nazionale strategico italiano per la programmazione 2023-2027 della Politica Agricola Comune, dalle 17 associazioni ambientaliste e votate all’agroecologia, tra cui il Wwf, Greenpeace e Slow Food, che avevano presentato insieme le proprie osservazioni alla bozza inviata dal nostro Paese lo scorso 31 Dicembre.

A quanto pare il Governo italiano, anche di fronte alle evidenze, preferisce continuare il percorso, insostenibile sia economicamente che nella sostenibilità ambientale, di disomogeneità territoriale, non solo a discapito economico delle aree più disagiate (sud e aree interne), ma al costo della tenuta dell’intero Paese.

 

*Direttivo Nazionale M24A-ET
Movimento per l’Equità Territoriale

 

(13 aprile 2022)

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