Montirone, la tutela del territorio diventi proattiva

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di Massimo Mastruzzo

La tutela del territorio deve ormai avere una visione proattiva diretta a prevenire situazioni o problemi futuri in modo da pianificare anticipatamente le azioni opportune.

L’approccio reattivo, avuto da diverse amministrazioni locali, dopo il caso WTE di Calcinato per cercare di rimediare, ai danni causati dal criminale spandimento di 150 mila tonnellate di fanghi contaminati, finiti principalmente nei campi delle campagne bresciane, tra gennaio 2018 e agosto 2019:

  • 3mila ettari di terreno, e si parla solo di 1 anno di distribuzione, che hanno avvelenato terreni in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna,

dimostra, allo stato dello stallo processuale, che è insufficiente almeno quanto il pianto dopo il latte versato (ed in questo caso non era latte…):

  • ad un anno dal sequestro dei beni della Wte, infatti, non c’è ancora una data per l’udienza preliminare, da cui deriverà l’inizio del processo. Le lungaggini sembrano essere dettate soprattutto da vizi di notifica del provvedimento, al quale segue il diritto degli indagati di farsi interrogare o depositare memorie difensive agli inquirenti. La solita strategia difensiva usata per allungare il più possibile il giudizio davanti alla legge di chi, come Antonio Maria Carucci, responsabile commerciale della Wte, è stato intercettato mentre diceva: “Io ogni tanto ci penso eh… Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi… Io sono stato consapevolmente un delinquente”.

D’altra parte, l’approccio proattivo che consente, anche sulla scorta di quanto sopra, di valutare o anticipare gli eventi e lavorare di conseguenza per prevenire piuttosto che rimediare, era stato inserito, su mia indicazione, nel programma elettorale della lista civica “Viviamo Montirone”, all’interno della proposta di regolamento per l’impiego nel comune di fanghi da depurazione, gesso da defecazione (bisolfito) carbonato di calcio (bicarbonato), e digestato agroindustriale in agricoltura.

Ovvero, in sintesi, l’istituzione di un registro degli spandimenti presso l’Ufficio Tecnico Comunale contenente in particolare i riferimenti relativi ai terreni interessati dalle operazioni di spandimento ed aiprodotti utilizzati, in ordine cronologico, che possono formare oggetto di accesso agli atti ai sensi di legge e, debitamente anonimizzate, sono pubblicate in apposita sezione del sito istituzionale, anche in forma aggregata.

Al momento però la proposta (qui), portata dai consiglieri di minoranza nel consiglio comunale del 4 maggio 2022, è stata rimandata dalla maggioranza, ad un passaggio del regolamento attuale in commissione ambiente e territorio, votando di fatto contro la mozione per la modifica del regolamento fanghi, con la motivazione ufficiale che quanto presentato non fosse una semplice richiesta di modifica, bensì di un nuovo regolamento, la cui stesura – ritenuta non prioritaria dall’amministrazione – avrebbe caricato eccessivamente gli uffici comunali. Posto che ad oggi le commissioni non risultano ancora costituite, l’auspicio è che alle parole facciano seguito i fatti, non fosse altro che la tutela del territorio era comunque presente in entrambe i programmi elettorali, ed il perdurare della ‘burocrazia giudiziaria’ consigli agli amministratori pubblici locali il vecchio proverbio “chi fa da sé…”.

 

(25 maggio 2022)

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