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A Cremona Gay Pride con (inevitabile) polemica

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di Paolo M. Minciotti

Eccoci così all’estate dei Pride con codazzo di polemiche che, da qualsiasi parte si guardino, un po’ fanno rabbrividire per la gratuità delle provocazioni e per l’utilizzo strumentale e propagandistico che ne fanno delle solite destre.

Da laico mi autorizzo da me a dire che trovo inutili e infantili, gratuite e antiche, le provocazioni sul sacro se davvero sacro è, coì come il raccogliere le provocazioni sul sacro se davvero sacro è, a scopo politico. E penso, laicamente, che queste storielle da asilo abbiano fatto il loro tempo e chi ha più intelligenza dell’altro, certo l’intelligenza deve esserci, dovrebbe fare in modo di evitare di scatenare queste inutili polemiche, vengano da una parte o dall’altra.

Che il corteo abbia portato in trionfo (o in sfregio) la statua di una presunta madonna trasportata da incappucciati (in una triste imitazione di una delle tante manifestazioni pagane che dovrebbero dare l’idea del sacro venerandole come sacre) fa tristezza esattamente come chi cade nell’adolescenziale provocazione ad uso politico, per farne carne politica: sono entrambe espressioni di inutilità ed incapacità di agire per il progresso di tutta una società che lasciano costernati.

E tanto dal movimento delle mille sigle quanto dalla politica, anche e soprattutto se viene da quelle destre omofobe che devono rifarsi il look fingendosi tolleranti per poi ricadere nei soliti vecchi vizietti, ci aspettiamo una maggiore maturità che sarebbe utilissima alla società tutta volendo, certo associazionismo dalle mille sigle, uscire dagli steccati autoreferenziali e dalla contemplazione del proprio ombelico. E di chi ha contestato chi e delle ragioni della provocazione [sic] la cui foto nemmeno pubblichiamo, davvero non ce ne frega niente.

Ora insultatemi.

 

(6 giugno 2022)

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