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I risultati degli obbiettivi tanto sbandierato dal governo Meloni: tutto fumo e niente arrosto

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di Massimo Mastruzzo*

Quando sento i vari ministri del governo Meloni parlare degli obiettivi che questo governo avrebbe raggiunto, come ad esempio l’aumento dell’occupazione o l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze, mi chiedo se abbiano la minima idea della disomogeneità territoriale e della mancata coesione sociale che affligge il Sud Italia. Una cronica disattenzione dei diritti costituzionali che non esclude i governi precedenti, e che l’Europa, non a caso, ha più volte sottolineato sollecitando i vari governi italiani a prestare maggiore attenzione.

Già nel 2019 Bruxelles si era accorta che gli investimenti pubblici con risorse nazionali effettuati nelle regioni del Mezzogiorno erano stati di circa il 20% inferiori rispetto agli impegni che l’Italia aveva assunto con l’Unione europea.

Una sostanziale violazione dei diritti fondamentali, che dovrebbero essere garantiti dalla Costituzione italiana, talmente palese che indusse il direttore generale per la Politica regionale della Commissione UE, Marc Lemaitre, ad inviare una lettera al governo per sollevare il problema, con dati precisi e “indicando le cifre più che preoccupanti sugli investimenti al Sud, che sono in calo e non rispettano i livelli previsti per non violare la regola Ue dell’addizionalità“. Nella lettera, aveva poi spiegatoi Lemaitre, “ho richiamato l’attenzione delle autorità italiane sul fatto che tra il 2014 e il 2016 l’Italia si era impegnata a realizzare investimenti nelle regioni del Sud per un importo pari allo 0,47% del Pil di quelle regioni ma non è andata oltre lo 0,4%. Si tratta di quasi il 20% in meno.

La prima reazione, a quanto altro non è che la mancata applicazione dell’articolo 3 della Costituzione, è l’emigrazione.

Gli italiani residenti all’estero iscritti all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE) sono 5,8 milioni. La quota della popolazione costretta ad emigrare per andare all’estero cambia sensibilmente da provincia a provincia, ma l’impatto più significativo delle uscite rispetto alla popolazione rimane concentrato al Sud.

Le province dove la quota di persone che ora vivono all’estero – rispetto alla popolazione – è più alta sono: Enna (517 ogni 1000 abitanti), Agrigento (384 ogni 1000 abitanti), Isernia (372 ogni 1000 abitanti), Vibo Valentia (344 ogni 1000 abitanti), Potenza (334 ogni 1000 abitanti) e Campobasso (305 ogni 1000 abitanti).

I danni riguardanti l’uguaglianza di genere, la condizione delle donne del Sud Italia, raggiungono, ove fosse possibile, record se non ancora più negativi, sicuramente più discriminatori:

  • nel Sud Italia lavora solo il 35% delle donne con figli;
  • tra le cinque regioni europee con i valori più bassi di occupazione femminile, quattro sono nel Sud Italia;
  • nel Sud Italia, nella fascia di età tra i 15 e 64, non solo lavoro circa una donna su tre, ma svolgono mansioni prevalentemente dequalificate.

Appare superfluo sottolineare che questi dati si portano dietro altre motivazioni di discriminazione di genere. Ad esempio, le donne senza un reddito congruo fanno molta più fatica a denunciare condizioni di violenza. Evidenziare la pessima condizione delle donne in Italia senza soffermarsi sulla differenza tra il Nord, molto più vicino agli standard europei, e il Sud che si trova esattamente agli ultimi posti, significa ignorare volutamente un problema affinché permanga lo status quo. Affrontare il problema per risolverlo, passando da decenni di chiacchiere ad azioni concrete, vorrebbe dire ‘semplicemente’ adoperarsi per dotare il Sud di ciò di cui è privo.

Portare all’attenzione di Bruxelles, l’anomalia distribuzione di diritti costituzionali sul territorio italiano, la diversa condizione occupazionale, così come la condizione delle donne nelle ultime regioni europee, è tra gli obiettivi del Movimento per l’Equità Territoriale. Azione che peraltro sta già svolgendo l’europarlamentare e segretario del Movimento per l’Equità Territoriale, Piernicola Pedicini.

 

*Direttivo nazionale MET
Movimento Equità Territoriale

 

 

(8 marzo 2024)

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