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HomeIl Venerdì PoliticoQuando persino Zingaretti diventa un "Picconatore" #ilvenerdìpolitico

Quando persino Zingaretti diventa un “Picconatore” #ilvenerdìpolitico

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di Luca Venneri, #ilvenerdìdìpolitico

“Nessuno può stare a guardare di fronte a questa lenta distruzione dello Stato e pensare di esserne fuori. A questo gioco al massacro io non ci sto. Io sento il dovere di non starci e dare l’allarme. Non ci sto non per difendere la mia persona, che può uscire di scena in ogni momento”. Queste non sono le parole di Zingaretti. Sono le parole tratte da un discorso di Oscar Luigi Scalfaro. Parole hanno 27 anni. Pronunciate il 22 novembre 1993.

Erano i tempi di “Mani Pulite”. Dopo quel momento abbiamo parlato di seconda repubblica, abbiamo pensato di dover rifare tutto. C’era la Lega di Umberto Bossi che protestava di fronte all’albergo di Craxi. Le proteste al suono di “vuoi anche questi” sventolando le 1.000 Lire.

Un attento lettore ha già capito dove voglio arrivare ma serve una certa accuratezza. Oggi non siamo ai tempi di tangentopoli, tuttavia quelle parole, dell’allora Presidente della Repubblica, sono in buona sostanza sovrapponibili a quelle dette ieri dal Segretario del Partito Democratico. Lui a questo gioco non ci sta. Non ci sta parlare solo di poltrone e primarie quanto “il popolo ha fame”. Non ci sta a questo stillicidio, ma avverte il dovere etico e morale di stigmatizzarlo, proprio come fece il Presidente Scalfaro. Lui a questo gioco non ci sta. Sente il dovere di dare l’allarme non per difendere la sua persona che può uscire in qualsiasi momento: “Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità. Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente”.

foto: ANSA/FABIO FRUSTACI

Il Partito Democratico ha bisogno di essere rifondato nelle sue radici, nei suoi modi perché ormai è evidente, anche al suo Segretario, che è un ooparts, un oggetto fuori dal tempo; talmente tanto che servono parole simili a quelle che sancirono la fine della prima repubblica per dare l’idea di questa crisi.

Oggi, Zingaretti è il vero picconatore del Partito Democratico. Oggi tutti scompaiono di fronte a questa presa di posizione. Chiunque ha prestato attenzione alla giornata di ieri ha potuto notare il vuoto abissale di dichaiarazioni, di qualunque esponente del PD, sul rapporto sulla povertà in Italia. È un problema? Di certo sì, è il problema della sinistra che oggi non riesce più a pensare come la sinistra e galleggia. Galleggia nell’attesa di “qualcuno o qualcosa da fare”, come direbbe Guccini.

Si apre, nel bene o nel male, un nuovo capitolo. Una nuova storia. Un’altra repubblica.
Tuttavia rimane quel rodere sordo che non può far altro che farci pensare. Perché quelle parole dette 27 anni fa sono simili, troppo simili da non passare indifferenti? Perché in questo girotondo durato 27 anni ci ritroviamo al punto di partenza?
Sono le domande per una nuova sinistra.

Una sinistra che dovrebbe curarsi più dei cittadini che non delle poltrone. Una sinistra che dovrebbe mettere merito e metodo sopra ogni cosa. Una sinistra che dovrebbe far diventare forza la diversità e non pensare che, in quelle diversità, ci si debba dividere. Una sinistra che trova il suo fondamento nella missione politica e non nell’arrivismo di chi vuole, come direbbe Max Weber, vivere di politica. Rimane tuttavia un punto essenziale in questi pensieri/ragionamenti, in questo turbamento a sinistra: “Nessuno può stare a guardare di fronte a questa lenta distruzione dello Stato e pensare di esserne fuori”.

 

(5 marzo 2021)

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