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HomeIl Venerdì PoliticoI fratelli coltelli del "Tu di che PD sei?" #ilvenerdìpolitico

I fratelli coltelli del “Tu di che PD sei?” #ilvenerdìpolitico

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di Luca Venneri*, #ilvenerdìpolitico

È chiaro ed evidente che esistono tre tipi di persone che, in queste ore, criticano il PD: i demolitori, gli immobilisti e gli empatici.
I demolitori sono tutti quelli che hanno perso ogni speranza nel PD e, forse e anche, nella politica. Sono quelli che pensano che la politica sia diventata talmente tanto piccola da non avere più nemmeno la “p” – altro che P maiuscola. I sostenitori della ‘olitica’ sono disgustati dai movimenti di palazzo che si susseguono in questi giorni. Il loro risentimento ha radici profonde in un amore non più corrisposto. Credono che tutto non può più essere cambiato.

Sono, anche, quelli che criticano Draghi, e l’operazione artificiosa dietro di lui, la vivono come l’ennesimo segno del fatto che il loro voto non conta più. La ‘olitica’ e il PD non riescono più a toccarli emotivamente e mentalmente; in tal senso la demolizione di tutto è l’unica strada o quasi. Queste persone, tuttavia, si muovono in forme estremiste di uscita dalla politica e forme più moderate, costituendo e alleandosi a nuovi partiti.

Gli immobilisti avvertono come la politica sia un delicatissimo equilibrio. Ogni minimo soffio di vento è pericoloso. Nulla deve cambiare perché metterebbe a rischio l’esistenza stessa del PD. Sono per lo più persone che hanno ricevuto e ricevono dei tiepidi benefici da questa situazione. Sono quelli che comprendono e temono che ogni spostamento potrebbe fargli perdere rovinosamente tutto. Sono quelli consapevolmente fuori dal circuito del rinnovamento. Vedono il cambiamento come qualche cosa che, da un lato, non riuscirebbero a vivere e, dall’altro, lo trovano come un esercizio faticoso e inutile. In questa disillusione pragmatica nulla deve muoversi. Sono quelli che si armano di para spifferi e girano per la sede del partito terrorizzati e freddolosi, quelli che vivono nella paura che il freddo gelido del cambiamento li faccia dissolvere.

In ultimo, ci sono gli empatici. Le persone che si armano di una nuova sensibilità. Pronti a capire gli altri due e spronarli nel non essere eccessivamente pessimisti o eccessivamente statuari. Sono le persone che hanno capito che è nel movimento, nel saper tracciare una direzione, che si possono trovare nuovi modi nuovi per vivere la politica. Un movimento tanto auspicabile quanto necessario.

Tutti e tre questi profili non vivono solo all’interno del PD, ma anche fuori. I demolitori, gli immobilisti e gli empatici sono il tragico specchio delle persone che in questa convivenza forzata dentro e fuori al partito si incontrano e scontrano.

Se ci pensiamo bene, questi tre profili sono quelli già indicati dal politologo Albert O. Hirschman nel 1970 con la sua teoria sul declino dei partiti. La famosa teoria ‘exit, voice e loyalty’. Di fronte alla degenerazione dei partiti c’è chi vuole uscire (exit) quelli che ho appena definito demolitori, quelli che credono che ormai quel partito è morto e bisogna rifare tutto. Ci sono i fedelissimi (loyalty), quelli che rimangono immobili nel loro essere dentro e con il partito. Infine, ci sono quelli che voglio far sentire la loro voce (voice), o empatici, che credono nella politica e nella sua capacità di essere voce per l’uomo comune. In questo senso “si fanno sentire”, o cercano di farlo, per cambiare le cose, cambiare il partito e riportarlo in piazza, magari in una “piazza grande”.

*Presidente Rete Italiana Antifascista

 

(12 marzo 2021)

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