Lettera aperta agli Antifascisti #ilvenerdìpolitico

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di Luca Venneri, #ilvenerdìpolitico

Car* antifascista,

Sono tante le lotte che in questi mesi ci hanno coinvolto e molte altre ancora ci coinvolgeranno. Mi permetto di scrivere questa lettera a te perché sono profondamente convinto che, ogni tanto, ci sia l’urgenza di fare il punto e capire come è meglio proseguire.
La lotta antifascista è sempre di più indispensabile. Il populismo con i suoi toni beceri, che mirano alla divisione sociale, è da contrastare con tutti i mezzi a nostra disposizione. Urge sotto questo punto di vista fare due doverose evidenze che permettono di delineare meglio come questa urgenza assume toni oltremodo rilevanti.

La prima è quella che la comunicazione politica, in questi ultimi anni, è profondamente cambiata. L’avvento dei social media ha spostato enormemente soggetti, proposte politiche e metodi. Se prima potevamo pensare che la politica mirasse a fare cose per ottenere consenso, oggi, il paradigma è cambiato. La politica mira a creare consenso sulla propaganda non curandosi più, se non in modo marginale, del portare a casa le politiche. Siamo nel campo della post comunicazione dove l’oggetto del messaggio è solo un retroscena, quasi del tutto secondario, all’esserci in quell’istante e comunicare. La radicalizzazione delle posizioni politiche nasce proprio da questo, dal fatto che per emergere tra milioni di post devi dire la cosa più forte, più dura, cercando di sovrastare ogni altra informazione. In questa radicalizzazione si crea consenso politico che nulla centra con “le cose che si voglio fare” in politica.

La seconda evidenza riguarda la nostra Costituzione. Pochi giorni fa abbiamo festeggiato la festa di Liberazione nazionale. Il 25 aprile è il giorno in cui ci siamo autodeterminati come popolo e abbiamo deciso di cacciare il nazi-fascismo ricostituendoci come nazione. Grazie a 557 persone, i nostri padri costituenti, abbiamo scritto la nostra carta fondamentale, la Costituzione appunto. La Costituzione non è solo legge ma il nostro più alto patto di socialità. In quegli articoli, i nostri padri della patria, hanno scritto come vogliamo relazionarci e vivere insieme. Il sotto testo, il filo rosso che rilega insieme la Costituzione tutta è che noi cittadini abbiamo un destino comune. Sulla base di questo destino comune e del fatto che abbiamo deciso di autodeterminarci come popolo nasce il concetto fondamentale della Costituzione: cioè che tutti noi siamo Repubblica. Chiunque giochi alla divisione, sotto questo profilo, è anticostituzionale. In tal senso, e scusatemi se stresso il concetto, il populismo e la post comunicazione politica in combinato disposto risultano anticostituzionali perché mirano a dividere e non ad unire il popolo italiano. Queste due evidenze ci permetto di delineare come urge fare di più, fare meglio e fare presto.

Car* antifascista,

siamo chiamati a fare un passo ulteriore. Non possiamo limitarci a pensare che basti lo sdegno per il ritrovo annuale a Dongo o a Milano. Dobbiamo fare di più, a chiedercelo è la nostra Costituzione che, all’articolo 54, obbliga tutti i cittadini a essere fedeli alla Repubblica, alla Costituzione e alle leggi. Non basta lo sdegno, non basta la denuncia sociale. Dobbiamo armare le nostre anime di un senso di società e socialità più ampio e sentito. Abbiamo il dovere di ricostruire i ponti che il populismo sta demolendo, dobbiamo far capire alla politica che non c’è più tempo per i loro giochi, che non siamo più disposti a credere nella loro retorica vuota atta solo a conquistare un punto percentuale in più nei sondaggi. Quando la politica fallisce è nostro compito, come cittadini, diventare nuova proposta, sforzarci per creare qualcosa di diverso, inclusivo, solidale e non retorico che possa davvero proiettarci in un nuovo senso di responsabilità politica diffusa. La politica ha perso la bussola ed è nostro il compito ritornare alle basi, quelle vere del nostro vivere comune. Solo tornando alle basi della nostra socialità, del nostro destino comune, della nostra Costituzione possiamo salvarci e possiamo farlo tutti insieme.

Che ruolo deve avere oggi lo Stato? Quanto peso deve avere nelle nostre vite lo Stato? Come facciamo a garantire dignità sociale, uguaglianza, diritti, ma anche doveri di tutti?
Queste sono le basi e su queste basi dobbiamo ricominciare, non possiamo tirarci indietro, oggi non è più possibile.

Per tutti questi motivi non resterò un solo minuto di più a guardare gli ultimi pezzi della nostra res publica andare disintegrati. Non resterò a scrivere post contro questo o quel fatto senza cercare, con tutte le forze a mia disposizione, di portare il mio contributo. Sono consapevole che da solo non basto. Sono anche consapevole che la divisione ideologia messa in atto da tutti i populismi si possono sanare solo se questa ritrovata consapevolezza e che essa non rimanga sola ma condivisa, moltiplicata con tutte le persone che sentono proprio questo messaggio, questa volontà, questa voglia.

Per tutte queste motivazioni ho scelto di dare le dimissioni da coordinatore nazionale della Rete Italiana Antifascista. Ringrazio il gruppo che ha voluto chiedermi questo impegno. Li ringrazio per tutte le piccole e grandi lezioni di vita che mi hanno condotto a questo momento ma, ora, sento di dover seguire questa altra battaglia nel segno indelebile dell’antifascismo e della nostra Costituzione.

Un grandissimo abbraccio antifascista, consapevole che questo è solo un arrivederci a presto.

“Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi anche nei momenti peggiori.”
(Luis Sepúlveda)

 

(7 maggio 2021)

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