Sembra una notizia straordinaria (o quasi) invece siamo alle solite

di Massimo Mastruzzo*, #politico

La spesa in conto capitale sarà uguale in tutta Italia; sono stati individuati i LEP, sono state abolite le vergognose variabili dummy. Questo, almeno stando alle dichiarazioni della ministra Castelli riguardanti il superamento del criterio della spesa storica, significa che finalmente verrà dato credito alla Costituzione, che, ad esempio, chi nasce in Calabria avrà gli stessi diritti di un veneto o di un lombardo, che verrà messa fine agli incostituzionali e indegni progetti di politiche sociali di serie A e di serie B, in base alle aree del Paese. Insomma una notizia che, se solo fosse vera, sarebbe straordinaria.

Al solo sentire le dichiarazioni della ministra Caselli, sono balzato dalla sedia, non credevo alle mie orecchie: anni di battaglie contro le incostituzionali sottrazioni di diritti a danno di una parte dei cittadini italiani, risolti in quelle semplici parole: superamento della spesa storica e assegnazione di risorse ai comuni in base ai fabbisogni standard. Ma è davvero così? Le dichiarazioni della ministra Castelli sono realmente attinenti al superamento della spesa storica e l’assegnazione di risorse ai comuni in base ai fabbisogni standard?

Intanto il ‘pareggio dei diritti’ si dovrebbe raggiungere nel 2030, e questo basterebbe a sottolineare che fino al 2030 in Italia è stata palesemente applicata una incostituzionale diversificazione di diritti, e comunque che quanto sottratto fino al 2030, è …sottratto.

E quel sottratto (a cittadini che, pur ricevendo certificatamente molto meno, sono additati come mantenuti) e stiamo parlando di miliardi di euro non di noccioline, non è dato sapere in quanto è quantificato.

Nel frattempo la ministra ci comunica che, ad esempio, Reggio Calabria passa da 78 euro per abitante a 102, il che, se la matematica non è diventata un’opinione, significa comunque 35 euro in meno rispetto a Reggio Emilia che già ne riceve 137, ma soprattutto che (137-78=59) i 59 euro in meno che, da sempre, sono stati ad ogni cittadino di Reggio Calabria, non verranno mai recuperati. Hai voglia cara ministra Castelli a dire che: “da oggi rendiamo tutti i Comuni più uguali…”. E da ieri? Lo vogliamo dire che fino a ieri erano profondamente e incostituzionalmente diversi?

Sicuramente la ministra ha meno colpe di chi l’ha preceduta, ma se nella sua dichiarazione d’addio della spesa storica, avesse sottolineato che, fino ad un attimo prima delle sue affermazioni, una parte del territorio Italiano ha subito una palese, e dimostrabile, sottrazione di diritti, e i cittadini di quei territori che si lamentavano sono stati accusati di essere dei lagnosi, scansafatiche, mantenuti dai loro connazionali, che nel frattempo però incassavano dallo Stato italiano il doppio e il triplo di fondi, beh questo le avrebbe reso immenso onore.

Mi sarei aspettato anche le pubbliche scuse istituzionali.

Mi sarei aspettato la spiegazione a tutti gli italiani del significato dei LEP e del perché della loro mancata applicazione.

Posso farlo io, non è la stessa cosa, ma mettere qualche puntino sulle i mi serve a ridurre la delusione di una notizia che pensavo fosse straordinaria, invece era un calesse.

I LEP sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni, soldi, che lo stato dovrebbe destinare nella stessa quota di spesa pubblica pro capite in tutte le regioni d’Italia.

Significa che per ogni cittadino ci dovrebbe essere una quota X che viene destinata dalla ripartizione della spesa pubblica, e questa X dovrebbe essere uguale per tutti, in ogni parte d’Italia. Ovvero i LEP dovrebbero stabilire quanto ogni cittadino italiano da Reggio Calabria a Sondrio dovrebbe avere se la legge entrasse in vigore. Mi riferisco alla legge 42 del 2009 sul federalismo fiscale cui primo firmatario è stato il leghista Calderoli. L’idea originaria di un Federalismo efficiente e insieme Solidale però non è stata mai applicata, ed il motivo di questa mancata applicazione di un diritto costituzionale e quanto di più divisivo possa rendere un Paese:

il federalismo fiscale prevedeva di superare il criterio della spesa storica, che funzionava così – tanto spendi tanto ti viene dato dallo Stato.

Nella convinzione, alimentata dall’assurdo pregiudizio nazionale, che il sud ricevesse più del dovuto, fu avviata una ricerca sulla redistribuzione della spesa storica affinché venisse sostituita con il fabbisogno standard, i LEP appunto. Per fare questo Lo Stato avrebbe dovuto stabilire quali sono i servizi essenziali a cui ha diritto un cittadino su tutto il territorio italiano, e per evitare sprechi si decide di calcolare il costo corretto di questi servizi, ovvero il Fabbisogno standard che dovrebbe essere finanziato integralmente. I livelli essenziali delle prestazioni non sono mai stati attuati. Il Motivo? I dati sulla ricerca della redistribuzione della spesa storica furono scioccanti.

A fare quella scoperta fu proprio lo stesso Giancarlo Giorgetti, che oggi riscopre il ruolo di ministro dello sviluppo economico, ma dal 2013 al 2018 fu presidente della bicamerale per il federalismo fiscale. Giorgetti nel leggere i dati richiesti e ricevuti dal ministero dell’Economia sulla redistribuzione dei fondi, rendendosi conto dell’assurda incostituzionalità di quanto quelle cifre stessero dichiarando, chiese di fare una seduta segreta come in antimafia, la cosa risulta dagli atti, dando come motivazione che: “i dati sarebbero potuti essere scioccanti”.

E in effetti i dati erano scioccanti, aveva scoperto, analizzando la spesa storica, che ogni anno, a milioni di cittadini italiani del Mezzogiorno, arrivavano miliardi in meno per la spesa pubblica.

Certo a qualcosa questa disomogeneità territoriale è servita, infatti è proprio per la incostituzionale situazione di mancata coesione sociale che l’Italia ha ricevuto la somma maggiore dei fondi europei, non a caso i criteri per la ripartizione dei fondi europei, che ricordo essere:

  1. Direttamente proporzionale alla Popolazione;
  2. Inversamente proporzionale al livello del Reddito pro-capite;
  3. Direttamente proporzionale al tasso di disoccupazione medio degli ultimi 5 anni.

Sta nei punti 2 e 3 la condizione che contraddistingue il Mezzogiorno d’Italia. I criteri usati dalla commissione europea sono indicativi di un percorso di investimenti che dovrebbero andare nella direzione della coesione sociale. Perché scrivo dovrebbero? Avete visto il PNRR che il governo italiano ha presentato a Bruxelles? Pensavo fosse un piano per la coesione sociale, invece era …


*Direttivo nazionale M24A-ET Movimento per l’Equità Territoriale

 

 

(2 luglio 2021)

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