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Montirone, il TAR dice “sì” al bitumificio

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di Massimo Mastruzzo

Lo Stato non è un patrimonio familiare e dinastico che si possa trasmettere ereditariamente come un bene qualsiasi, ma è invece una res pubblica, appunto una cosa di tutti. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Non a Montirone, dove nonostante la recente approvazione in via definitiva del Ddl di riforma costituzionale che prevede la modifica di due articoli della costituzione: l’articolo 9 e l’articolo 41.

L’art. 9 rientra tra i principi fondamentali e, attualmente, è composto da due commi. La riforma introduce un ulteriore comma:

  • Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

L’art. 41 si trova nella parte dedicata ai “diritti e doveri dei cittadini”, nel titolo III, rubricato “rapporti economici”. Attualmente, è composto da tre commi e la riforma prevede l’introduzione di alcuni “incisi”, qui riportati in grassetto.

  • L’iniziativa economica privata è libera.
  • Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
  • La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

La ratio della riforma consiste nel considerare l’ambiente non come una res ma come un valore primario costituzionalmente protetto. Inoltre, tale tutela è rivolta ai posteri, ossia alle generazioni future e si tratta di una formulazione assolutamente innovativa nel testo costituzionale.

La modifica è in linea con la normativa europea; si ricorda, infatti, che la Carta di Nizza (Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea), si occupa della tutela dell’ambiente all’art. 37, stabilendo che “Un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile“.

Anche il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) all’art. 191 definisce la politica comunitaria in ambito ambientale individuando gli obiettivi da raggiungere. Nonostante questo lo schiaffo all’ambiente e ai cittadini di Montirone è di quelli che fanno male soprattutto rispetto alla fiducia verso le istituzioni. Il TAR ha respinto il ricorso presentato dal locale Comitato “Bitumificio? No grazie” insieme a Legambiente. Per i giudici “tutto regolare”.

Nonostante Arpa avesse rilevato che gli impatti sulla qualità dell’aria, sull’incremento del traffico pesante, sull’inquinamento acustico e sarebbero stati particolarmente significativi, oltre ai potenziali rischi di contaminazione delle falde, il Tar ha avallato l’autorizzazione della Provincia di Brescia alla Inertis srl, per la realizzazione di un impianto di produzione di calcestruzzo da 200 tonnellate l’anno, di conglomerato bituminoso da 240mila tonnellate l’anno e per il recupero di fresato d’asfalto per 72mila tonnellate l’anno.

Sulla decisione ha pesato il parere positivo dell’Ats.

Naturalmente gli sconfitti, dove sconfitti vuol dire i cittadini di Montirone, non mollano, nonostante in questo momento la sensazione corrisponda a quella di una mano che tappa le urla di sdegno,  dell’impotenza davanti alla prepotenza economica che rischia di tarpare le ali delle future generazioni di questo territorio, così come quelle delle istituzioni locali che appaiono impotente rispetto al governo del proprio territorio. Nonostante tutto questo chi si è battuto fino a oggi, continuerà a farlo anche domani, perché come recita il testo di una vecchia canzone dei Briganti meridionali che combatterono per difendere la loro terra: <<la terra è nostra e nun s’ha da tuccá>>.

 

(22 febbraio 2022)

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