Gli arguti contestatori da 25 aprile hanno trovato il “vero nemico”: è il PD di Enrico Letta

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di Giovanna Di Rosa

I veri difensori della pace ad ogni costo, quelli dai toni calibrati che sanno sempre cosa dire, quelli che trovano nell’antiamericanismo contro Draghi e contro i servi del PD la ragione del loro agire in nome della pace – e non una parola contro l’invasore Putin – indicano nel Partito Democratico e in Enrico Letta il nemico da combattere.

Così torna di agghiacciante attualità la differenza tra noi umani che ci facciamo prendere per il culo sempre e comunque e questi che solcano altezze inimmaginabili per le nostre povere teste e che, contrariamente a chi si muove in accordo col regime di Draghi [sic], sono i veri difensori della pace mondiale e gli unici autorizzati a manifestare in occasione del 25 aprile. Interessanti gli slogan: “Il nemico è in casa nostra e sta al governo. Cacciamoli”, con la foto di Enrico Letta con l’elmetto e il simbolo del PD. Ed è così preciso l’attacco a Letta da far dubitare fortemente che le destre abbiano veramente deciso di stare lontane dal 25 aprile. Al di là dell’ufficialità.

“Cacciare Draghi servo della Nato per una nuova liberazione”, è l’altro arguto slogan lanciato insieme a “I servi della Nato fuori dal corteo“. Cori contro l’invasione dell’Ucraina? Non pervenuti. Enrico Letta da parte sua risponde a tono e interpellato sulle contestazioni risponde: “Questa è casa nostra, la Costituzione è casa nostra, l’antifascismo è casa nostra. E anche la solidarietà al popolo ucraino è casa nostra”. E sembra una roboante dichiarazione d’intenti di fronte al timidissimo sottolineare il “grave errore perché queste cose il 25 aprile non servono mai” del presidente ANPI Nazionale Gianfranco Pagliarulo che forse comincia a rendersi conto, e sarebbe un bene per tutti, che non basta dichiararsi antifascisti per poi esserlo sul serio e portare quei valori di antifascismo dichiarato dentro l’ANPI.

Al di là delle invocazioni sul non perdere “la bussola di una posizione unitaria”, pensiamo che l’ANPI, dentro lo straordinario lavoro di passaggio del testimone dell’antifascismo alle generazioni più giovani, dovrebbe irrigidire leggermente le regole d’ingaggio per accedere alle attività dell’associazione, troppo spesso strumento di contestazioni e intolleranze che con l’ANPI poco hanno a che vedere. Poi c’è la CGIL e il suo striscione che recita: “Noi con i fascisti abbiamo finito di parlare il 25 aprile 1945” e visti i recenti attacchi dei fascio-no vax alla sede di Roma non gli si può certo contestare la durezza. Attacchi anche alla Brigata Ebraica a testimonianza che non si è mai troppo antifascisti nemmeno quando serve e a quanto poco serva dichiararlo e basta.

 

(25 aprile 2022)

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