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Proteste Agricoltori, opportunismi e sillogismi. Ma perché protestano?

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di Massimo Mastruzzo*

Premessa per un confronto che porti ad una conclusione sillogistica: Gli agricoltori che stanno protestando, sono gli stessi che reclamano l’uso di fitofarmaci e sostanze chimiche? Tra loro, magari, ci sono anche quelli collusi con vicende come quelle del caso WTE, poco gratificanti per i valori morali, ambientali e della sicurezza alimentare, del mondo agricolo.

PERCHÉ PROTESTANO GLI AGRICOLTORI? Nel mirino c’è soprattutto la politica europea del nuovo Green Deal, vista come eccessivamente severa nei confronti del mondo agricolo.

Gli agricoltori si lamentano per le politiche comunitarie, a partire dai fondi per rinnovare la Politica Agricola Comune (PAC). Le misure prevedono l’obbligo di destinare almeno il 4% dei terreni coltivabili a funzioni non produttive e l’obbligo di effettuare rotazioni delle colture e di ridurre l’uso di fertilizzanti di almeno il 20%. Per gli agricoltori si tratta di decisioni che renderanno il settore agricolo europeo meno competitivo rispetto all’import. Poi ci sono le misure ecologiste nazionali, come il piano per la riduzione dell’azoto prodotto dagli allevamenti in Olanda, con la protesta della categoria cavalcata dal leader di estrema destra Geert Wilders, o le tasse sui carburanti più inquinanti in Germania e Francia.

In effetti è un argomento delicato, e il passaggio, inevitabile, verso un’economia più green non sarà indolore per alcune categorie. Quella degli agricoltori ha un impatto ambientale non indifferente (pensiamo agli allevamenti intensivi a tutto l’indotto di sfruttamento intensivo del suolo agricolo – disboscamenti spandimento di fanghi tossici e/o concimi chimici che fanno morire anche le api -). La produzione alimentare, infatti, è uno dei settori maggiormente impattanti dal punto di vista ambientale. Di questo settore, la produzione di carne, con il relativo indotto, è la maggior responsabile di questi impatti. Per questo motivo non sono contrario a priori alla ricerca di valide alternative al consumo di carne, ovvero ritengo errato osservare con un pregiudizio negativo le ricerche atte a trovare nuovi modi per produrla.

Rispetto alla carne coltivata [sic], invece di fare come le tre scimmiette (vedi il Ministro Lollobrigida) si dovrebbero finanziare ricerche in questo nuovo campo per approfondire tutti i pro e i contro dal punto di vista della sicurezza alimentare e del conseguente impatto ambientale. Dal momento che stiamo entrando nella campagna elettorale, sarebbe auspicabile che ogni decisione in merito fosse ponderata tra la tutela di un settore fondamentale come quello agricolo e contemporaneamente tenesse conto delle imprescindibili riforme di carattere ambientale.

Da qui deriva una conclusione logicamente necessaria.

 

*Referente Regionale per la Lombardia del MET – Movimento Equità Territoriale

 

 

(3 febbraio 2024)

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