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De Luca, Meloni e il bigottismo politico dei parlamentari

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di Massimo Mastruzzo

Sentire i parlamentari della Lega che si lamentano dei comportamenti poco istituzionali di De Luca è l’esempio massimo di bigottismo politico. Parlamentari e Ministri che si ritrovano tali nonostante provengano da vent’anni di provocazioni e sgarbi istituzionali, che fino a ieri invitavano a fare un uso improprio della bandiera italiana, che offrivano ad ogni occasione il loro ditone dito medio.

Che si sono rifiutati di incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Matteo Salvini: “Che devo andarci a fare? A chiedergli il numero del parrucchiere?”).

Parlamentari e ministri con condanne per razzismo (Matteo Salvini ha una condanna per razzismo: una pena di 5.700 euro per il coro contro i napoletani intonato alla Festa della Lega Nord a Pontida nel 2009. Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli condannato a 7 mesi per diffamazione aggravata dalla matrice  razziale).

La storia leghista è una lunga sequenza di insulti, allusioni, volgarità gratuite e vecchi pregiudizi che la maggioranza dei parlamentari intellettualmente onesti non dovrebbe dimenticare, l’elenco delle castronerie verbali è facilmente reperibile sul web.

Così come per comprendere che quell’arrabbiatura di De Luca, espressa con l’epiteto alla presidente del consiglio, potrebbe trasformarsi in veri e propri disordini sociali, dovrebbero essere a conoscenza della vicenda che coinvolse l’allora Presidente della Commissione Parlamentare per l’attuazione del Federalismo Fiscale, Giancarlo Giorgetti.

Giorgetti è quello che ha legalizzato la più grande truffa ai danni dei cittadini del Sud Italia.

Giorgetti è quello che ha insabbiato i LEP, così subdolo (come risulta dagli atti), che dopo aver ricevuto i dati sui livelli essenziali delle prestazioni dal Ministero del Tesoro, chiese alla commissione per il Federalismo Fiscale, di cui era presidente, una sessione segreta con la seguente motivazione: “Facciamo come in antimafia, una seduta segreta, i dati potrebbero essere scioccanti”. Questa truffa legalizzata vale, dal 2009, oltre 60 miliardi di euro in meno ogni anno ai cittadini del Sud. Chi fa finta di non sapere quanto è stato sottratto ad ogni singolo cittadino del Sud per la mancata assegnazione dei LEP, mostrando altresì indignazione per la manifestazione dei sindaci del Sud incarna in tutto e per tutto la vera anima della Lega e del progetto dell’autonomia differenziata.

Alla Presidente Giorgia Meloni che invita i Sindaci rappresentanti dei cittadini del Sud ad andare a lavorare, mi permetto di chiedere di spiegare a tutti gli italiani cosa si intende per mancata assegnazione, che è notevolmente differente dalla definizione, dei Livelli Essenziali delle Prestazioni


COSA SONO I LEP? 

I LEP sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni, soldi, che lo stato dovrebbe destinare nella stessa quota di spesa pubblica pro capite in tutte le regioni d’Italia. Per ogni cittadino ci dovrebbe quindi essere una quota X che viene destinata dalla ripartizione della spesa pubblica (e questa X dovrebbe essere uguale per tutti, in ogni parte d’Italia).

I LEP sono previsti per legge dal 2009, eppure non vengono applicati, la mancata applicazione causa al sud una mancata assegnazione che si traduce in una perdita di 61 miliardi di euro ogni anno. Ogni anno dal 2009, perché prima avveniva “di nascosto”.


PERCHÉ?

Perché nel 2009, quando i leghisti andarono al governo con Berlusconi, fecero passare la legge, nota come legge Calderoli, sul federalismo fiscale, convinti che il “Sud fannullone” derubasse il Nord, “Roma ladrona”, etc… Analizzando i dati si scoprì che non era così, anzi, le regioni del Nord, nella redistribuzione, ricevevano molti più soldi pro capite. Nello specifico fu Giorgetti a scoprirlo, che dal 2013 al 2018 fu presidente della commissione per il Federalismo Fiscale. Su sua richiesta, ricevette i dati sulla redistribuzione dei fondi dal ministero dell’Economia e alla fine insabbiò tutto (i dati fornitigli ufficialmente non risultano infatti agli atti).

Chiese anche di fare una seduta segreta come in antimafia, la cosa risulta dagli atti, dando come motivazione che: “i dati sarebbero potuti essere scioccanti“. E in effetti i dati erano scioccanti, aveva scoperto, analizzando la spesa storica, che ogni anno al Sud arrivano miliardi in meno per la spesa pubblica. La spesa storica prevede semplicemente che dove in passato si era speso arbitrariamente di più, si continui a farlo. Grazie a questa spesa storica succede che comuni che hanno la stessa popolazione, ricevono fondi profondamente diversi per la spesa pubblica (ad esempio Reggio Emilia in Emilia-Romagna, è una delle regioni che riceve in assoluto di più, Reggio Calabria in Calabria, una delle regioni che riceve in assoluto di meno).

Appurata questa incostituzionale disomogeneità territoriale nazionale, evidentemente non ignota ai diversi governi che si sono susseguiti in questi decenni, e che da sempre rende l’Italia una nazione letteralmente divisa in due, chi dovrebbe mettersi a lavorare non è certo il presidente di una regione. Almeno non solo lui.

*Direttivo nazionale MET 
Movimento per l’Equità Territoriale

 

 

(18 febbraio 2024)

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