Fondi della Lega, il presunto prestanome Sostegni collabora e va ai domiciliari

Il leader leghista Matteo Salvini e a dx Luca Sostegni

di G.G. #Maiconsalvini twitter@milanonewsgaia #Lombardia

 

Dicono che collabori. E Sostegni va ai domiciliari. E’ nebbia fitta in Padania. Parrebbe che il presunto prestanome Sostegni, che dall’aeroporto era finito diritto in carcere; il presunto prestanome del commercialista Michele Scillieri, uno dei tre moschettieri, che si trovava in carcere dallo scorso 15 luglio nell’ambito dell’indagine milanese su Lombardia Film Commission e sui presunti fondi neri alla Lega, parrebbe stare collaborando e si trova ai domiciliari.

Lui è quello che disse “scoperchio un pentolone che può danneggiarli” che potrebbe anche avere cominciato lo scoperchiamento attribuendo Repubblica al gip Giulio Farnales, che ha accolto la richiesta della difesa di arresti domiciliari, una dichiarazione che lascia chiaramente intendere che il Sostegni sta collaborando. E la Lega forse si sta preoccupando.

La proficua collaborazione fornita dall’indagato allo sviluppo delle indagini, unitamente alle dichiarazioni ammissive in ordine alle proprie responsabilità, consente di ritenere intervenuto un primo affievolimento del pericolo di reiterazione” del reato, “sì da rendere allo stato adeguata (…) la misura meno afflittiva rappresentata dagli arresti domiciliari”, il quotidiano GEDI cita il provvedimento con cui ha messo agli arresti domiciliari Sostegni.

Nel frattempo la Lega sotto assedio fa la voce grossa su ogni piccolezza, soprattutto su tutte quelle che ha ignorato nei mesi scorsi con il governatore Fontana che si scopre virologo e Salvini che manifesta una eccessiva preoccupazione per la Calabria nelle mani del fido Spirlì. Con scialle al seguito.

 

(20 novembre 2020)

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