Guido Bertolaso: “Bisogna andare a Bruxelles a battere i pugni”. L’han fatto primo ministro e non ce ne siamo accorti?

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di Daniele Santi, #Politica

Dunque Guido Bertolaso ha rilasciato una serie di dichiarazioni che ci hanno fatto pensare che lo abbiano fatto Primo Ministro senza che nessuno se ne sia accorto, almeno dal tenore di ciò che ha detto, senza che nessuno abbia battuto ciglio.

Lui, che alla fine è consulente vaccinale del presidente della Regione Lombardia (a cronometro, secondo altre dichiarazioni su “un vaccino ogni sette minuti”) per il Piano Vaccinale, ha dichiarato di temere che “tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa” una cosa che non è proprio lontana dall’immaginazione di qualunque italiano, che però si guarda bene dal comunicarla ai giornali, così come ogni italiano si guarderebbe bene dal ricordare essere “fuori discussione che bisogna vaccinare”, attendendo gli italiani di essere vaccinati e sapendo essi, ognuno di loro, possiamo giurarlo, che i vaccini arrivano molto più lentamente di quanto sarebbe necessario. Al contrario di chi dice parole al vento e alla carta stampata seria.

Bertolaso ha poi ricordato che “si può fare molto di più rispetto a quello che già stiamo facendo” guarda, guarda, e che “bisogna andare a Bruxelles a battere i pugni” come se Draghi non ci fosse già andato e come se Bertolaso avesse improvvisamente, e in modo silente, assunto una carica istituzionale di tale importanza che gli consenta di dire cosa si dovrebbe fare a Bruxelles. E con questi toni.

Poi parla di “precettazione” degli “specializzandi” che non vorranno volontariamente offrirsi per aiutare nella somministrazione del vaccino anti-covid, perché negli ultimi giorni sono di moda i generali, ma quelli coi galloni, quelli che hanno fatto la carriera militare. mica quelli che si sentono tali.  E’ un dettaglio, quello della scelta individuale e della libertà di dire no in uno stato di diritto che forse per Bertolaso non conta essendo il suo pensiero a raccontare che se non ci si presenta  volontariamente per vaccinare le persone, allora toccherà far valere la precettazione “con le leggi proprie dello stato”.

Dica quali leggi, per favore, e dica anche, è di interesse pubblico, quanti vaccini sono disponibili in Lombardia e quali sono i tempi previsti per la vaccinazione dei dieci milioni di lombardi che attendono fatti e non parole. E li attendono, come tutti gli Italiani, dal 4 marzo dell’anno scorso.

 

(3 marzo 2021)

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