Quando i ghostwriters (se sono ghostwriters) scivolano sulle date: nell’Italia del 1976 l’aborto era reato

di Giovanna Di Rosa, #Lopinione

Il libro della leader Meloni, dedicato alla leader Meloni dalla leader Meloni, non sappiamo se realmente scritto da lei stessa o dall’unione artistica con il ghostwriter di turno, incespica sull’innecessario, in senso generale, così come scivola innecessariamente sul particolare, dovendo contenere anche gli essenziali elementi autobiografici utili alla costruzione di un’immagine politica vincente, al di là delle grida e del piglio aggressivo, all’insegna del “non sono cattiva è che mi disegno così”.

Parafrasi a parte, il capitolo empatia è dedicata alla sacra nascita come, par di capire, atto dovuto, alla divina futura leader. Leggiamo da TPI:

“Devo tutto solo a mia madre”: Perché la verità è che io non sarei mai dovuta nascere. Quando rimase incinta, Anna aveva ventitré anni, una figlia di un anno e mezzo e un compagno con cui non andava più d’accordo (…), l’avevano quasi convinta che non avesse senso mettere al mondo un’altra bambina in quella situazione (…) La mattina degli esami clinici che precedono l’interruzione di gravidanza si sveglia, rimane digiuna e si incammina verso il laboratorio (…). mi ha sempre raccontato (…) si ferma davanti al portone, esita, vacilla. Non entra. ‘No non voglio rinunciare, non voglio abortire’.” 

Meloni è nata nel 1977, esattamente il 15 gennaio; nel 1977 l’aborto in Italia era illegale, punito con il carcere da due a cinque anni, e soltanto nel 1978 tra le grida delle destre integraliste cattoliche, quelli di dio patria e famiglia e quegli altri dei quali Meloni è erede, la legge 194 venne approvata. Era il 22 maggio 1978. E parliamo di quella Legge 194 che la destra, anche quella di Meloni, attacca ogni volta che può. Insomma il racconto normale di una passeggiata normale verso un normale ambulatorio per la normale [sic] prassi abortiva semplicemente non è credibile.

Succedeva infatti, torniamo a TPI, che nel 1976, l’aborto fosse consentito soltanto secondo i dettami stabiliti da una sentenza, la numero 27 del 18 febbraio 1975, che dichiarava “l’illegittimità costituzionale dell’art. 546 del codice penale, nella parte in cui non prevede che la gravidanza possa venir interrotta quando l’ulteriore gestazione implichi danno, o pericolo, grave, medicalmente accertato nei sensi di cui in motivazione e non altrimenti evitabile, per la salute della madre”.

Dunque il racconto della presunta interruzione dell’idea di interruzione di gravidanza grazie alla quale interruzione dell’idea di interruzione nacque l’augusta urlatrice, cozza contro una data, quella del 22 maggio del ’78, quando Meloni aveva un anno e 4 mesi.

Raccomandiamo ai ghostwriters, se ci sono ghostwriters, più attenzione alle date. Che a volte servono, a meno che non ci siano ulteriori vuoti di memoria come quello che fece dimenticare a Meloni di essere stata ministra di Berlusconi nell’ultimo governo, quello dello spread a 522,11, di Silvio I da Arcore. Tra il 2008 e il 2011.

 

(14 maggio 2021)

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