Lombardia Film Commission, i pm: “Operazione realizzata dal gruppo di potere in ascesa nella Lega”. Condannati i contabili della Lega. Ai posteri l’ardua sentenza

di Massimo Mastruzzo #Politica

Si è concluso il primo dei due filoni dell’inchiesta sulla nuova sede della Lombardia film commission. Al termine del processo con rito abbreviato sull’affare Lombardia film commission, condanna di cinque anni ad Alberto Di Rubba e di quattro anni e quattro mesi ad Andrea Manzoni. I due professionisti erano imputati per turbativa d’asta e peculato, accusati di aver pilotato la compravendita sull’immobile di Cormano, grazie alla quale hanno distratto 800mila euro di fondi pubblici stanziati dalla Regione Lombardia.

Disposta anche la confisca fino a un valore di 300 mila euro di parti delle due villette sul lago di Garda riconducibili agli imputati fino a circa 300 mila euro, cifra pari alla metà del loro valore di acquisto. I due immobili si trovano a Desenzano del Garda (Brescia) nel Green Residence Sirmione.

L’avvocato Piermaria Corso, difensore di Di Rubba e Manzoni, ha annunciato ricorso in appello dopo che saranno depositate le motivazioni (termine tra 90 giorni). Con rito ordinario è invece a processo l’imprenditore bergamasco vicino ai professionisti leghisti Francesco Barachetti, destinatario di rilevanti somme di denaro incassate dalla Lega e poi nuovamente movimentate a favore di enti e società vicine al partito.

Hanno già patteggiato invece altri protagonisti: i prestanome Fabio Barbarossa e Luca Sostegni e il commercialista Michele Scillieri, nel cui studio venne registrata nel 2017 la lista “Per Salvini premier”.


Back to “The family” – Lo scandalo dei “49 milioni”

Lo scandalo dei “49 milioni” è nato ad aprile 2012. Le indagini si sono chiuse nel novembre 2013, mentre la prima sentenza è arrivata a luglio 2014, con la condanna in primo grado, tra gli altri, di Belsito e Bossi, per truffa ai danni dello Stato condotta tra il 2008 e il 2010.

Condanne in Appello per truffa aggravata allo Stato e la confisca di oltre 49 milioni di euro sono arrivate dopo le inchieste della Procure di Milano e Genova da cui emersero una serie di spese del partito per la famiglia Bossi. Queste ultime erano contenute in una cartella dalla scritta “The family”, che conterrebbe anche i pagamenti per i corsi della laurea di Renzo Bossi, figlio del senatur. Ad essere certificata è stata dunque la violazione delle leggi per l’erogazione di quelli che vengono chiamati “rimborsi elettorali”.

Nel frattempo i 49 milioni non si sa dove siano finiti. A dicembre 2017 è comunque scattato un primo sequestro da circa 2 milioni di euro, mentre a luglio 2018 la Cassazione aveva pubblicato le motivazioni di una sua sentenza dell’aprile precedente, in cui aveva stabilito che andassero sequestrati anche le nuove entrate future nelle casse della Lega. Ad agosto 2019, alcuni dei reati di cui erano accusati, tra gli altri, Belsito e Bossi (condannati in primo grado e in appello) sono finiti in prescrizione. La prescrizione salva Bossi e Belsito, ma la confisca dei 49 milioni è rimasta comunque definitiva.

L’accordo tra le due parti prevedeva che la Lega avrebbe dovuto ridare 100 mila euro ogni due mesi (per un totale di 600 mila euro l’anno) come risarcimento dei milioni truffati, al netto di quelli già confiscati. Secondo i calcoli del Corriere della Sera, pubblicati a settembre 2018, serviranno circa 76 anni allo Stato per vedersi restituiti i famosi “49 milioni”.

 

(5 giugno 2021)

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