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Universitari fuori sede: un business da 15 miliardi di euro annui

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di Alfredo Falletti

Con le tende da campeggio davanti alle maggiori Università per protestare contro gli affitti che, per minimali unità abitative hanno raggiunto cifre talmente proibitive da pregiudicare la possibilità di frequentare dignitosamente l’Università a un vasto numero di studenti tanto da arrivare a configurarsi da più parti una lesione dei diritti costituzionali quali il diritto allo studio e la mancata rimozione degli ostacoli alla propria realizzazione (…); fuori dagli atenei gli studenti hanno posto l’accento su un problema che sta rivelando una realtà ormai oltre ogni tolleranza per loro e le loro famiglie.

Ma per esserci simili reazioni, in realtà, a quanto ammonta il business dei “fuori sede”?

Premesso che la definizione di “fuori sede” è “Studente che risiede in un Comune la cui distanza dalla sede del corso frequentato sia percorribile, con i mezzi di trasporto pubblico, in un tempo superiore a novanta minuti”, il numero totale degli studenti fuori sede è di circa 600.000 mentre “Lo student housing tra Pnrr e mercato” individua in oltre 130.000 i posti letto mancanti rispetto al numero totale necessario (ben il 22% del totale); totale che fa aumentare a dismisura il costo degli affitti.

Il costo medio pro capite di uno studente fuori sede, tra costi universitari e costi personali, affitto compreso, oscilla tra i 12 e i 15mila euro annui stimati per difetto e considerando spese solo per l’indispensabile. Si tratta di stime che applicate ai circa 600.000 “fuori sede” attuali equivalgono ad un “affare” che si attesta tra gli otto e i dodici miliardi di euro senza considerare le spese “in nero” che porterebbero il “valore reale” annuo a carico delle famiglie tra i dieci e i quindici miliardi. Insomma un business che una politica in perenne campagna elettorale è stata ovviamente ben lungi dal voler regolamentare in considerazione del cospicuo numero, facilmente ipotizzabile, di coloro che sono inseriti in questo giro d’affari e che al momento opportuno potrebbero mettere la X sul simbolo e sul candidato “sbagliato”.

Affitti di oltre 600/800 euro per una stanza equivalgono a 8.000/10.000 euro annui solo per un tetto sulla testa e sono un costo diventato insostenibile ancor più aggiungendo i costi per il sostentamento, il costo delle bollette, ecc… È stata concessa libertà assoluta alla speculazione ed a richieste economiche ormai fuori controllo (l’etica è già stata tumulata da tanto tempo) fino al punto di rendere impossibile alle famiglie e agli studenti di farvi fronte col risultato di fare esplodere la protesta e far scattare allarmi ad ogni livello che impongono di trovare soluzioni in tempi brevi (oltre a indagini sui redditi di tanti “operatori fai-da-te” del settore immobiliare, vista la grande facilità di evadere gli introiti con affitti senza contratto potendo far leva sul ricatto di essere facilmente sfrattati ed ancor più facilmente rimpiazzati).

A latere di argomentazioni serie si sono avute anche esternazioni di puro opportunismo politico da parte di soggetti che hanno dimenticato di essere stati sovvenzionati da facoltosi genitori ed adesso criticano aspramente “i campeggiatori” esortandoli ad andare a studiare; o da quegli altri che si esprimono con termini di scherno nei confronti di coloro che chiedono il rispetto di diritti quali studio, dignità, fino a definirli ochette, viziati, pseudo-studenti soltanto perché vorrebbero nel 2023 qualcosa in più di quel che hanno avuto i loro colleghi del 1923. Qualcuno arriva al paradosso di contestare con toni e termini inadeguatamente animati, quasi fosse una colpa, la richiesta di rispetto dei propri diritti costituzionali.

In ultimo, solo un cenno su un aspetto, quello umano soppiantato dalle banalità della politica e dal cinismo del denaro ad ogni costo.

Esser “fuori sede” è una prova importante per molti giovani ed il lasciare a 18/19 anni il proprio habitat rappresenta comunque, per quanto si possa esser forti, una scelta difficile fatta di incertezze e rinunce che ha necessità di essere sostenuta e motivata principalmente da se stessi. Costringere questi ragazzi a rinunce più di quanto sia lecito, costringere con le spalle al muro le loro famiglie che cercano di aiutarli a crearsi un futuro in un mondo ormai patologicamente competitivo in cui “sei se hai”, non li aiuta certo a trovare un motivo per rimanere in questo Paese facendoli fuggire alla prima occasione e a trovare altrove casa propria e il proprio futuro.

 

 

(15 maggio 2023)

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