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Attilio Fontana: “Abbiamo contenuto molto bene il contagio da Coronavirus”. Ci vuol pelo sullo stomaco

di Giovanna Di Rosa #Milano twitter@milanonewsgaia #Covid10

 

Era il momento della propaganda alla stampa, era il 14 maggio del “Riparti Lombardia”, era il mondo del racconto leghista su “quanto siamo bravi in Regione dove alla fine non è successo niente”; era il momento dell’abbiamo “fatto bene rispetto ad altre regioni”. Era il momento in cui si indottrina la stampa in perfetto stile “Pravda” in onore alle frequentazioni sovraniste neo-ortodosse leghiste. Era il momento del “bisogna leggere bene i dati”. Perché oltre ad essere schiaffeggiati dall’epidemia e dalle superficialità della giunta Fontana, ci facciamo anche chiamare ignoranti. Perché lui può.

La chiarezza sui dati, ha detto lo Zar Fontana, in questi “ultimi tempi è venuta un po’ meno”, e ci vuol pelo sullo stomaco a parlare di chiarezza con ciò che ha sulle spalle Fontana – 84.119 contagiati, 15.114 morti, un avviso di garanzia per abuso d’ufficio, un rifarei tutto, e un “la Lombardia ha retto bene” del suo assessore al Welfare, insieme ad una serie di problemi nelle Rsa mai fino ad ora chiariti – poi il miracolo leghista.

 

 

Fontana spara il “dato importante”: non esistono più né i morti né i contagi, ma solo “l’indice di contagio”: cioè spariscono gli esseri umani, il dolore delle famiglie, la disperazione e il dolore e restano i numeri. Una vergogna da svergognati. Poi il delirio: “Siamo riusciti a contenerlo talmente bene” – il Covid19, ndr – “che oggi siamo tra le 3 o 4 regioni che hanno il migliore [sic] indice di diffusione del virus”.

Come ha detto Giorgio Gori “non farò sconti a nessuno. Né al governo, né alla regione, né a me stesso”. Fontana invece fa sconti a tutti. Non è questione di idee politiche. E’ questione di valori che li trascendono e che vanno oltre. Ma probabilmente per Fontana, come tutti i leghisti che vivono per il potere e solo quello vogliono non c’è nessun “oltre possibile” al di là della (mala) gestione del suo potere pro-tempore. Il salviniano Fontana usa la propaganda non per nascondere ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma per mettersi allo stesso livello di Zaia che ha superato il segretario già ministro del Papeete, in popolarità. Tocca frenarlo.

Una politica che fa rabbrividire per incoscienza, superficialità, protervia e inutilità.

 

(16 maggio 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 

 

 

 




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