Lombardia Film Commission: ai domiciliari tre commercialisti vicini alla Lega di Salvini

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foto: ANSA/ALESSANDRO SCARPA

di GdR #Milano twitter@milanonewsgaia #Lombardia

 

L’eccitatore di sfiga noto come  il Pirellone torna in qualche modo alla ribalta, dopo il “No” alla sfiducia della premiata giunta Fontana-Gallera, con i tre commercialisti vicini alla Lega di Salvini (più un quarto indagato) coinvolti nell’inchiesta milanese relativa alla vicenda Lombardia Film Commission e la compravendita a prezzo gonfiato di un immobile a Cormano nel Milanese, che dal pomeriggio del 10 settembre sono agli arresti domiciliari. Lo scrive il quotidiano Repubblica. La Lombardia Film Commission è una partecipata della Regione Lombardia.

Torna così alla ribalta la storia del “faccio scoppiare il pentolone” del leghista in fuga fermato, e arrestato, mentre andava in Brasile.

L’ordinanza di custodia cautelare riguarda anche Fabio Giuseppe Barbarossa, ed è stato eseguito dai militari del nucleo di Polizia economico-finanziario della Guardia di Finanza. Ai tre professionisti, Arturo Maria Scillieri, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, insieme al Barbarossa anch’egli ai domiciliari, sono stati contestati a vario titolo i reati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Per la stessa storia nel mese di luglio era stato fermato Luca Sostegni, presunto prestanome nella compravendita.

Sostegni, scrive ancora Repubblica,  durante l’interrogatorio aveva ammesso di aver chiesto denaro ai tre commercialisti – Di Rubba e Manzoni, entrambi ex tesorieri della Lega in Parlamento, e a Scillieri nel cui studio è stata registrata la lista “Lega per Salvini Premier” – ma perché aveva diritto a riceverli e non come un’estorsione per incassare il denaro in cambio del silenzio sull’operazione. Si tratta di una cosetta da nulla del valore di 800mila euro di fondi pubblici.

Sprezzanti come sempre, dai vertici della Lega di Salvini hanno fatto sapere di essere “tranquilli” e che “finirà in nulla come tante altre inchieste che cercavano soldi in Russia, in Svizzera o in giro per il mondo che non c’erano”.

 

(10 settembre 2020)

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