Di Rubba, uno dei tre commercialisti vicini alla Lega agli arresti domiciliari, era “uomo di fiducia di Salvini”. Lo ha detto la teste Cappellini

di G.G. #FondiLega twitter@milanonewsgaia #IoVotoNO

 

Antonio Di Rubba non è soltanto il direttore amministrativo della Lega al Senato, è uno dei tre commercialisti vicini alla Lega ai domiciliari da qualche giorno, ed è anche – nelle parole della teste Cappellini, ex assessora alla cultura della Regione Lombardia, la cui dichiarazione è stata messa a verbale – uomo di fiducia di Matteo Salvini. Lo scrive l’Huffington Post.

Il nome di Di Rubba circolava come quello che doveva mettere a posto i conti della Lega, e non solo di Film Commission. Se ne parlava come uomo della svolta, per competenza e serietà. Era uomo di stretta fiducia di Salvini, faceva parte del suo entourage e gli incarichi che poi ha ricevuto all’interno del partito costituivano dimostrazione di queste voci”.

Così la dichiarazione messa a verbale dell’ex assessora della Lombardia sentita a fine luglio scorso dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco nell’inchiesta milanese di cui è titolare anche il pm Stefano Civardi. Secondo il verbale citato dal quotidianodepositato assieme a migliaia di atti da cui risultano, tra l’altro, una serie di movimentazioni sospette sui conti di società riconducibili a Di Rubba, direttore amministrativo della Lega al Senato, e a Andrea Manzoni, revisore contabile per il Carroccio alla Camera. I due saranno interrogati domani dal gip Giulio Fanales, così come gli altri due arrestati, il commercialista Michele Scillieri e suo cognato Fabio Barbarossa, scrive ancora l’Huffington Post“L’indicazione della candidatura di Di Rubba come persona giusta al posto giusto è derivata da Centemero”, tesoriere e deputato della Lega. “Di Rubba veniva dall’entourage di Salvini”. La persona giusta al posto giusto è il riferimento alla Lombardia Film Commission.

Non giungono questa volta, dai vertici della Lega, dichiarazioni sprezzanti che dicano “finirà in nulla come tante altre inchieste che cercavano soldi in Russia, in Svizzera o in giro per il mondo che non c’erano” perché la pentola a pressione della quale parlava minaccioso Luca Sostegni, arrestato mentre stava fuggendo in Brasile, rischia di esplodere. Anche le rivelazioni sulla cena di Salvini e Calderoli nello scorso maggio con uno dei tre arrestati in aggiunta alla scoperta di una fiduciaria panamense con sede in Svizzera, legata all’inchiesta, ci inquieterebbero se fossimo in loro.

Per fortuna non siamo in loro.

 

(14 settembre 2020)

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