Letizia Moratti della “distribuzione delle dosi dei vaccini in base al pil delle Regioni…”, candidata del Terzo Polo

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di Massimo Mastruzzo*

Al contrario di quanto si potrebbe evincere dal titolo, non parlerò di Letizia Moratti, che da sostituta di Giulio Gallera al Welfare in Lombardia si presentò con queste parole: “distribuzione delle dosi  dei vaccini in base a pil (ricchezza) delle Regioni…“: dichiarazione che lasciava incredibilmente intendere (o quanto meno, mi auguro, fraintedere) che la vita ed il diritto alla salute può essere più o meno garantito a seconda della ricchezza.

Dichiarazione che seguiva una lunga serie di disastri gestionali della Regione Lombardia, dalla vicenda della famosa fornitura da mezzo milione di euro per camici da ospedale (Aria, Dama, moglie, cognato, Fontana) al San Raffaele che, grazie alle inefficienze del sistema pubblico, offriva visite a domicilio alla modica cifra di 450 euro, fino al pastrocchio nella documentazione dei contagi che fece scattare il colore sbagliato facendo infuriare i cittadini lombardi e i membri del Cts, che ha portato la regione, la più ricca e più sviluppata del Paese, ovvero quella dove il Paese ha economicamente investito di più, ad essere la regione europea più colpita dal Coronavirus.

No, non parlerò di Letizia Moratti, o meglio lo farò in una sorta di sincronicità attraverso chi pare abbia avuto un ruolo fondamentale nella discesa in campo di Moratti: la sua nuova collega di partito, Mariastella Gelmini. Non fosse altro per il fatto che, pur presentandosi come novità in alternativa all’attuale governo della regione Lombardia, provengono entrambe da quella estrazione politica, o coalizione che dir si voglia, che governa la Lombardia da oltre vent’anni. Vediamo quindi chi è Mariastella Gelmini, e a cosa questa reunion ideologica potrebbe portare.

Ad esempio, la facilità con cui si spendono facilmente enormi quantità di soldi pubblici (soldi dei contribuenti) sembrerebbe essere una prerogativa della senatrice Mariastella Gelmini, che oltre ad aver già ricoperto l’incarico di ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel governo Berlusconi IV (2008-2011), ad essere stata consigliera comunale di Milano (2016-2021) e capogruppo di Forza Italia alla Camera dal 27 marzo 2018 al 13 febbraio 2021, nonché ministra per gli affari regionali e le autonomie nel governo Draghi, è anche presidente della comunità del Garda. Un curriculum di tutto rispetto che le ha permesso di sponsorizzare due costosi progetti palesemente incuranti della spending review, di eventuali alternative e dell’eventuale danno ambientale: il progetto di Alta Velocità da Brescia a Verona e, sempre nel Bresciano, l’altrettanto discutibile progetto del depuratore del Garda.

Per il progetto di Alta Velocità da Brescia a Verona, progetto approvato – bocciato però dall’analisi costi-benefici del Politecnico di Milano – nessuno ha voluto prendere in considerazione le tante  proposte, comprese quelle dei gruppi  ambientalisti, di un tracciato che passando vicino alla linea storica, oltre ad un risparmio di costi, di suolo e di tempi realizzativi, avrebbe incrociato le stazioni del Garda.

E, in barba consumo di suolo pubblico e di ulteriori fondi pubblici, per poter fare le cose in grande, la Gelmini, diverse istituzioni e associazioni locali e Confindustria, hanno ottenuto un ulteriore stanziamento da parte del CIPESS di 35 milioni di euro per la progettazione e l’inizio dei cantieri per una nuova stazione nel basso Garda a una decina di km a sud di Peschiera e di Desenzano, ignorando però che sarebbe bastato accorgersi prima dei suggerimenti che soddisfacendo questa necessità (linea storica avrebbe incrociato le stazioni del Garda) avrebbero evitato spreco di denaro pubblico con un evidente minor impatto ambientale. E magari con un minimo di oculatezza si sarebbe potuto, e dovuto, valutare che fare una stazione, a metà strada tra quelle già esistenti di Brescia e Verona distanti tra loro poche decine di chilometri, rende di fatto inapplicabile il concetto stesso di Alta Velocità: una stazione TAV a meno di 30 km da altre stazioni è un gigantesco controsenso tecnico, oltre che un enorme spreco di denaro pubblico.

L’altro progetto estratto dal discutibile cilindro dei fondi pubblici e che piace tanto alla senatrice Mariastella Gelmini, è quello di scavalcare un dislivello collinare di 150 metri (le colline moreniche del Garda) per trasferire tutti i reflui nel fiume Chiese, e costruire due maxi impianti – uno a Gavardo e l’altro a Montichiari – pur rimanendo in uso quello di Peschiera. Costo del progetto, per far scollinare reflui fognari, e per il quale diverse associazioni ambientaliste hanno iniziato una protesta, con un presidio in piazza Duomo a Brescia, sotto al palazzo del Broletto, che va avanti giorno e notte dal 9 agosto scorso, 230 milioni di euro. “Una passeggiata fognaria” nonostante il Testo Unico in materia ambientale esclude la possibilità di trasferire i reflui da un bacino orografico ad un altro (in questo caso, dal Mincio al Chiese), e impone che i reflui restino nel bacino di provenienza. Ma soprattutto considerando che, secondo i tecnici consultati dagli ambientalisti, basterebbe buon intervento di manutenzione e potenziamento della struttura di Peschiera, visto che allo stato attuale lo stesso risulta sottoutilizzato potendo depurare le acque di 320.000 abitanti e la domanda solo d’estate raggiunge il mezzo milione di abitanti.

In questo modo di fare, dove pare non manchino le influenze delle potenti organizzazioni di categoria che condizionano la politica regionale e provinciale in un binomio politico-economico che non sempre è anche garanzia di legalità, si inseriscono la candidatura di Letizia Moratti, le difficoltà del centrodestra e le titubanze del PD.

*Referente Regionale Lombardia M24A-ET
Movimento per l’Equità Territoriale

 

 

 

(14 novembre 2022)

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