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Il conto svizzero “dormiente” di Attilio Fontana era invece “sveglissimo”

di Giancarlo Grassi #Milano twitter@milanonewsgaia #maiconsalvini

 

Secondo quanto scrive il quotidiano Repubblica i “conti dormienti” di Attilio Fontana, non erano affatto “dormienti”. Al contrario si muovevano, seppur nel sonno dichiarato dall’intestatario, anche a buoni ritmi. Scrive il quotidiano che sarebbero stati accertati movimenti per centinaia di migliaia di euro tra il 2009 e il 2013. I pm scavano per capire di chi fossero, insomma in nome della dichiarata integrità di Fontana, gridata alla Regione Lombardia.

Il quotidiano di Travaglio scrive a sua volta di perquisizioni nella sede della ditta del cognato di Fontana, con la sorella del governatore socia al 10% ma mai sfiorata dalle inchieste, e delle indagini sui conti a Nassau5 milioni di euro – con Fontana a fare da garante all’onestissima provenienza di quei denari, poi scudati in Svizzera.

I miei hanno sempre pagato tutte le tasse, mio papà era dipendente della mutua, mia madre era una super-fifona, figurarsi evadere… Non so davvero dirle perché portassero fuori i loro risparmi. Comunque era un conto non operativo da decine di anni, penso almeno dalla metà degli anni Ottanta.

Non sapevamo che i dipendenti della Mutua guadagnassero tanto, ma questo non è l’argomento dell’articolo, così che torniamo alla questione dei camici dalla ditta del Cognato: scrive ancora Il Fatto Quotidiano che sarebbe stato proprio “l’ufficio legale di Aria, la centrale acquisti di Regione Lombardia, a dare il parere negativo e quindi a non accettare la donazione di camici da parte della Dama, società di cui il cognato del governatore, Andrea Dini, è amministratore delegato e la moglie ha una quota del 10%”; scrive inoltre che “i militari stanno cercando elementi probatori relativi alla mancata consegna di 25mila camici avvenuta dopo che la fornitura di 75mila pezzi si è trasformata, nelle intenzioni dichiarate, in donazione”.

Del resto si capiva fin dall’inizio della pandemia da Covid-19 che in Lombardia le cose avrebbero preso una brutta piega per l’establishment leghista al potere da troppi lustri: mascherine ordinate a ditte chiuse, ospedali senza medici e colpe a Conte: Fontana, o dell’apogeo del fallimento leghista titolavamo in quel periodo, ma ai camici del Cognato non si era ancora arrivati, né ai conti dormienti che invece sgambettavano come infanti, nemmeno alle grida sulla propria integrità quando l’oggetto politico della discussione era invece un avviso di garanzia, perché diteci voi se a qualcuno può importare dell’integrità di Fontana al di là del suo ruolo pubblico.

In tempi di Coronavirus dunque la Lega di Salvini non si è fatta mancare nulla, in quanto a questioni poco chiare: da Irene Pivetti indagata per import-export con la Cina che dice di essere “indagata per il mio cognome“, gettando nel panico tutti i Pivetti d’Italia, all’assessore Gallera e alla mancata istituzione della “zona rossa nel Bergamasco” perché non si era studiato bene la legge, con la scoperta tardiva che la Regione Lombardia avrebbe potuto istituirla perché Gallera aveva approfondito.

Ora le indagini, mentre si aspetta lo scoperchiamento del pentolone minacciato dal leghista in fuga che se ne stava andando in Brasile ed è finito in carcere – e anche quella roba lì ha a che fare con la Regione Lombardia, come del resto l’inchiesta sui tamponi che vede indagati i vertici di Diasorin col nome di Salvini che spunta dalle chat per presunte pressioni sui Sindaci.

Poi c’è l’Ospedale Covid alla Fiera, con la Guardia di Finanza negli uffici della Fondazione di Comunità Milano in compagnia del tombale silenzio del Pirellone.

Un establishment che sembra non volersi fare mancare nulla: certo è che il buongoverno deve assumersi rischi. Come l’onestà.

 

(29 luglio 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 

 




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